“La somma e il totale di questo preciso momento” Don Robertson Nutrimenti

 

“La gente non faceva altro che dire al ragazzo che lo smarrimento faceva parte del Diventare Adulti.

Ciò che in realtà facevi, dicevano, era dare ordine a tale smarrimento, finendo per collocare ogni cosa nella giusta prospettiva.

E dopo un certo numero di anni trascorsi a fare questo, dicevano, allora raggiungevi la Maturità, e la Maturità era…oh, beh, semplicemente la cosa più bella che si potesse desiderare…”

La potenza espressiva di Don Robertson si sviluppa su più fronti interpretativi.

Forte e carica di pathos è la voce narrante, un ragazzino che tiene vivo il testo attraverso un dialogo costante e silenzioso con sé stesso.

Si resta sbalorditi di fronte ad osservazioni taglienti come lame, profonde e genuine.

Non ci sono sovrastrutture mentali ma la libertà di osservare il mondo da una prospettiva che dal soggettivo si sviluppa in direzione dell’oggettività.

Il ragazzino studia gli altri con acume ed intelligenza, pondera, medita e prova a crescere.

Dalla famiglia osservata con sguardo critico all’ambiente circostante scomposto e riassemblato dopo una rivisitazione degli eventi, di cause ed effetti.

C’è tutta la fatica di accedere ad un universo sconosciuto dove tante sono le trappole.

Già il titolo, “La somma e il totale di questo preciso momento”, offre una linea interpretativa.

È il tempo a muovere le pedine di un testo che può essere definito filosofico.

Al di là della trama che ci restituisce un’America che ha perso quello splendore patinato e finto.

Nel romanzo, pubblicato da Nutrimenti Editore e tradotto da Nicola Manupelli, non c’è spazio per la finzione.

Abbattuti gli schemi rigidi di una narrativa asservita al potere, ancora una volta l’autore mostra quella autonomia ideativa che rende immensi i suoi scritti.

“È solo che penso troppo”.

In una società che non esercita più il diritto all’autonomia di pensiero questa affermazione suona come un monito e una provocazione.

È questa la scrittura di uno dei più grandi autori del nostro secolo, essere coscienza critica, voce fuori dal coro.

Ed ecco che la trama, articolata e dinamica, è solo corollario ad un progetto più ampio.

Mettere in discussione la cultura dominante, offrire una prospettiva differente.

E che sia un ragazzino a mostrarci la strada è un atto coraggioso e rivoluzionario.

Tornare alla antropologia delle emozioni.

Diventare parte attiva nel percorso evolutivo, provare a comprendere il gioco perverso della morte, affacciarsi all’amore con quella genuinità che non conosce barriere.

“La malattia, il dolore e la morte non cambiavano nulla.

Se amavi le persone, facevi quello che potevi per loro.”

Una testimonianza d’amore, il sommesso inno al cambiamento, la tenera rappresentazione del coraggio.

Da leggere provando ad entrare in sintonia con il protagonista.

Sarà un’esperienza emozionante, farà vibrare il cuore e permetterà di essere avvolti dal benevolo abbraccio dell’innocenza.