“La strada sognata” Valeria Della Valle Einaudi Editore

 

“Si teneva abbracciata da sola, come a proteggersi, alla ricerca di un calore che non aveva mai trovato in nessuno.

La sua vita era quella di sempre, e tante volte si era domandata, e si domandava ancora, perché mai fosse nata proprio lí, in quello che, fin da piccola, le era sembrato un posto sbagliato.”

Livia e quella famiglia così distante, dove le voci sono stridule, avvezze a dare ordini.

Il padre, generale, con le sue lune, la madre con mani che artigliano, incapaci di abbracciare.

“Di loro le dispiaceva tutto: l’aspetto fisico e la voce, il colore olivastro della pelle e l’odore, il modo di camminare e di toccarla e di parlarle.”

Una chiusura mentale e affettiva descritta con una voce che cerca di prendere le distanze dal dolore e dalla rabbia.

La luce arriva nella casa della maestra di pittura dove il colore blu dominante è protettivo e avvolgente.

Un nuovo mondo che apre le porte alla cultura finora negata.

Altro raggio di sole è l’amica Arletta che le permette di capire come qualcosa sta tragicamente segnando i giorni.

Le adunate e gli uomini vestiti di nero trasformano la città, creano una sospensione psicologica, invitano a scegliere da che parte stare.

“La strada sognata”, pubblicata da Einaudi Editore, è uno scorcio suggestivo del Novecento vissuto con l’innocenza di chi deve imparare a crescere.

Si sviluppa su tempi diversi e accelerati e le immagini si susseguono cambiando lo scenario.

L’arte è chiave di accesso alla conoscenza, la bellezza della città che si scompone in scampoli di piazze e chiese è il lasciapassare verso la consapevolezza.

Valeria Della Valle mostra una maturità letteraria non solo nella freschezza di una scrittura molto lirica.

Ha la capacità di passare da un personaggio all’altro senza perdere di vista la traccia originaria.

Il tentativo riuscito di unire più racconti intorno ad un nucleo centrale la fa entrare a pieno titoli nella categoria degli scrittori che sanno disegnare più paesaggi narrativi.

È come se l’autrice passasse il testimone ad una nuova figura e in questo non facile cambiamento non spezza l’equilibrio.

Dall’amore di Livia e Giulio nasce Dede ed è lei a consegnarci i ricordi della Roma misteriosa e colta, dove gli artisti si muovono e interagiscono spinti da una passione comune.

È la sperimentazione e la ricerca mentre la città  appare come la quinta di un teatro a cielo aperto.

L’orologio segna ore visionarie e mentre si attraversano le ultime pagine si sente una lieve malinconia.

Si chiude un capitolo fertile e intrigante, inizia una nuova era e quella strada sognata torna ad essere reale a ricordare che la memoria non si cancella.

Sono libri come questo a tenere viva la speranza che la vita si evolve ma continua.

E forse alzando gli occhi le finestre chiuse torneranno ad aprirsi al mondo.

Un testo maturo, lirico, intrigante, una carezza letteraria da non perdere.