“Le signore della scrittura” Sandra Petrignani La Tartaruga

 

“Durare.

Dieci scrittrici dalla lunga vita alle spalle, vita che si estende per quasi un intero secolo.

Dà le vertigini.

E insieme, persino nella nostra epoca irriverente, piega al rispetto.

Durare è già un merito.

Durare e scrivere, un altro.

Specie se a scrivere è una donna.”

Ho scelto un assaggio dell’introduzione all’edizione del 1984 di “Le signore della scrittura.”

Un libro che già allora fu incredibile scoperta, oggi a distanza di una quarantina d’anni torna in libreria grazie alla casa editrice La Tartaruga.

Si notano alcune integrazioni ma il testo mantiene nel contenuto il progetto iniziale.

Un montaggio di interviste pubblicate su “Il Messaggero” che hanno il sapore di amichevoli chiacchierate.

Nell’eleganza delle domande emerge la competenza giornalistica di Sandra Petrignani.

Leggera si muove nel dialogo con una sensibilità commovente nel rispetto delle interlocutrici.

I luoghi degli incontri sono scorci di esistenze, raffinate descrizioni di ambienti in sintonia con i personaggi che si raccontano.

La casa ai Parioli di Maria Bellonci, atmosfera d’altri tempi, “corridoi come labirinti” mentre le parole sono misurate.

“Il potere letterario non è temibile.

E comunque non decido niente di letterario da sola, ma insieme a molti altri.”

Una frase che contiene il segno distintivo del Premio Strega.

Una casa in campagna con panorama sui laghi e la compagnia di Fausta Cialente, amante della sincerità, innamorata dell’Egitto.

I ricordi di Natalia Ginzburg, il tormento di Elsa Morante, la lucida analisi della società di Anna Maria Ortese, la passione per la scrittura di Lalla Romano.

Donne che hanno lasciato un segno indelebile nella Cultura del nostro Paese e abbiamo il dovere di difenderne la memoria.

Ricordarle, rileggere i loro scritti, riproporre il loro messaggio.

Questo splendido saggio può essere una guida preziosa anche per le giovani generazioni.

Leggerlo significa comprendere da dove veniamo e certamente dove dobbiamo andare.

Tra le tante una frase:

“Vivere con passione e raccontare la vita con distacco.”

“Kim Ji – Young nata nel 1982” Cho Nam – Joo La Tartaruga

 

“Kim Ji – Young nata nel 1982”, finalista al National Book Award, pubblicato da La Tartaruga e tradotto Filippo Bernardini, apre una finestra sulla cultura coreana.

La tecnica narrativa gioca molto sulla curiosità del lettore.

Cosa succede a Kim Ji -Joung?

“Ha trentaquattro anni, è sposata da tre e l’anno scorso ha dato alla luce sua figlia.

Vive in un appartamento in affitto alla periferia di Seul con il marito Jung Dae – Hyun, trentasette anni, e sua figlia Jung Ji -Won.”

Un incipit essenziale, puntuale nella presentazione dei personaggi.

Qualcosa frantuma questa apparente normalità e la protagonista ha diversi episodi dissociativi.

Ad osservarli bene ci accorgiamo che sono scatti emotivi che si presentano come un ribollire dell’animo.

Per comprenderne la natura Cho Nam – Joo sceglie uno scarto temporale, riavvolge il nascosto e racconta la vita della giovane partendo dall’infanzia.

La scrittura scorre lineare e si arricchisce di dettagli che lasciano intravedere un modello di società.

La predilezione per il figlio maschio è molto sottolineata ed evidenzia la prima stortura nella modulazione dei rapporti uomo donna.

Le difficoltà economiche, la scuola non come diritto, le forti differenze sociali compongono una mappa articolata.

I dati statistici, inseriti nel testo quasi con casualità rafforzano la visione complessiva e trasformano la storia personale in collettiva.

Il duro lavoro delle donne nelle fabbriche tessili, il rischio di ammalarsi di tubercolosi, le prevaricazioni maschili vengono narrate con uno stile giornalistico.

Questo modulo narrativo invita il lettore a studiare il testo, a scorgere quelle ipotetiche fratture subite da Kim Ji – Young.

“Il mondo poteva essere cambiato ma le regole, le abitudini, gli usi erano rimasti gli stessi e non davano segno di voler cambiare.”

Non si coglie rassegnazione ma il bisogno di esprimere la propria rabbia e in un finale che svela un percorso interiore molto interessante tutti i tasselli letterari si uniscono.

Stile asciutto e convincente, un viaggio introspettivo e sociale da non perdere.