“La terza vita di Grange Copeland” Alice Walker SUR

“La terza vita di Grange Copeland”, pubblicato da SUR e tradotto da Andreina Lombardi Bom, è opera monumentale,  affresco dove la bellezza del testo stride con la cruda realtà.

Si resta abbagliati di fronte ad una scrittura che ha la potenza esplosiva della denuncia, la ricchezza nella descrizione dei paesaggi, la forza prorompente dell’analisi psicologica.

L’esordio narrativo di Alice Walker conferma le ineguagliabili doti, la maestria nel tenere insieme tre generazioni, la padronanza di un lessico elastico, fluido.

La capacità di mostrare con rigore intellettuale le crepe di una società abbrutita dalla prevaricazione e dal dominio dei bianchi è innovativa.

L’autrice non si ferma a denunciare il razzismo esasperante ma ha il coraggio di oltrepassare i limiti.

Vuole farci toccare con mano la radice dell’odio e della violenza, farci sentire l’olezzo della paura, far aderire alla nostra pelle il senso di sconfitta.

Impossibile stabilire quale sia la figura dominante e questa spettacolare rotazione sui personaggi rende la trama intrigante e carica di colpi di scena.

Assistiamo alla crescita di Brownfield, alla ferita aperta causata dalla fuga del padre.

E quel padre che è stato esempio negativo diventa una sfida, un tassello mancante.

Inventarsi un nuovo percorso è impossibile e la terribile macchia di Grange passa al figlio, trasformandolo in un uomo rabbioso.

A pagare il prezzo più alto sono le mogli, vittime inconsapevoli della furia maschile.

Margaret e Mem unite dalla sventura di essere catena debole di un ingranaggio che conosce solo la prevaricazione.

“Adesso Brownfield picchiava regolarmente la moglie non più adorabile, perché questo lo faceva sentire, per un attimo, bene.

Ogni sabato notte la picchiava, cercando di scaricare su di lei la colpa del proprio fallimento, stampandogliela sulla faccia.”

Sembra che non ci sia redenzione, nessun raggio di luce.

Ancora una volta l’autrice sa comporre nuovi e inaspettati sviluppi.

Con Ruth, nipote amata, Grange subisce un profondo cambiamento.

Una linfa vitale attraversa le pagine che si colorano come per magia di umanità.

Quell’umanità ambita, cercata disperatamente offre un riscatto.

Mi piace riportare una frase che va ricordata come ultimo, spettacolare messaggio.

“Se uno combatte con tutto quello che ha, non ha bisogno di essere amareggiato”

È possibile resistere alla sottomissione, è necessario trovare la forza di guardare negli occhi colui che si proclama nemico e regalare il sorriso della purezza e della libertà interiore.