“La tigre di Noto” Simona Lo Iacono Neri Pozza

 

“Sotto di noi sdirupavano i fianchi di Taormina, i valichi dello stretto, le bocche infernali di Scilla e Cariddi.

Salire verso il continente era un viaggio che ci separava e ci allungava, mentre alle spalle ci lasciavamo l’isola, e ne sentivamo il calore, ma anche il dolore.

Tutto dava un lamento.”

Partenza che non consente rimpianti, solo ricordi da preservare.

Il fratello Salvo e il respiro corto in un sorriso che racchiude la pace.

La balia e le carezze notturne e la voce antica pronta a ricordare che “essere donna non è una condizione. È un destino.”

La Sicilia, immagine sbiadita di arretratezza culturale.

1915, l’iscrizione alla facoltà di matematica per la protagonista di “La tigre di Noto”, pubblicato da Neri Pozza, è il primo di tanti atti rivoluzionari.

Affermazione del valore della scienza, fascino per le nuove teorie di Einstein perdendosi “tra statue di imperatori mozzati, scalinate senza sbocco, edicole votive.”

Roma è libertà di puntare l’occhio sghembo senza timore di giudizio.

“Era carnale, distinta, severa e ipocrita.

Dispensava indifferentemente denari, compassione e santità.”

Ingresso alla Normale, traguardo agognato, vissuto come tappa di un viaggio di conoscenza.

Pisa, “drastica, austera.”

Ambigua e indecifrabile, “tutta protesa a indicare più l’eterno che il reale.”

Simona Lo Iacono ricostruisce l’esistenza di Anna Maria Ciccone, scienziata appassionata, eroina dimenticata.

Ne descrive il carattere deciso, la determinazione nel combattere il nazismo.

I suoi gesti sono semplici e grandiosi.

Riesce a nascondere testi antichissimi e preziosi considerati pericolosi dal Duce.

“All’improvviso tutto il mio affanno per la ricerca svanì, intuii chiaramente che avevo bisogno di piccolezza, di strade poco estese.

Qualcosa parlava nel nascosto, nell’invisibile, nel rifiutato.

E, nonostante tutto, abbagliava.

Dunque, la luce veniva stanata dal niente, sovvertiva anzi le categorie dell’apparente, sfuggiva ad ogni classificazione.”

Preludio di un finale che fa emergere la speranza, capacità di cogliere il mistero dell’atomo, voglia di scardinare un ordine costituito che uccide la cultura.

La scrittrice con voce lieve e poetica indica quali strade percorrere per raggiungere l’immortalità, insegna che tutto può essere interpretato.

“La natura.

I gesti.

I sorrisi.

I silenzi.”

Ci invita a non dimenticare quelle buie pagine di Storia dove si frantumò il diritto di esistere.