“La vita alla finestra” Andrés Neuman Einaudi

 

“Ci sono solitudini che si rivelano all’improvviso, come un colpo alla nuca.

Pensi: sono solo. Non ora. Sempre. Solo.

Questa parola afonica, rotonda. Ci sono anche le solitudini lente, quelle che si formano con il tempo.

Ce ne sono altre che erano lí fin dall’inizio, quelle di cui siamo fatti.”

Lo schermo di un computer e la voglia di reinventarsi.

Raccontare con il ritmo sincopato di un’email i pensieri più intimi.

Fermare attraverso la scrittura il presente così ambiguo, caotico, complicato.

“Forse ti scrivo proprio per questo: per appropriarmi delle mie parole, perché tu me le ridia.”

Net è il paradigma irrisolto della nostra relazione con la rete, è il bisogno di mostrare quell’io che si teme.

Il sollievo di essere invisibili usando un inguaggio che forse scompare dopo il clic fatale.

“La vita alla finestra”, pubblicato da Einaudi, è lo sguardo disincantato e al contempo innocente.

È il quotidiano con i suoi lampi e i suoi intoppi.

Il silenzio di una città estranea, distante come un piccolo punto luminoso.

La rarefatta imperfezione del reale in bar che tramettono suoni distanti, voci di vite sprecate aspettando albe che non arriveranno.

Lo spaesamento di famiglie che non trovano più parole, la fragilità della figura maschile.

“Per noi maschi l’ultimo passo verso l’irrilevanza.”

Chi gioca a scacchi con il futuro e chi resta ai margini ad osservare?

Andrés Neuman è figlio del suo tempo, lo sa leggere e riscrivere seguendo la traccia di un’immaginazione disinvolta.

Si ha la sensazione di sbirciare in qualcosa di proibito, protetto da ingannevoli riverberi di luce.

Una scrittura che nel cercare le disarmonie sa restituire sentimenti veri.

Due piani che vanno insieme e ci si chiede quanto il virtuale abbia scalfito il nostro modo di stare con gli altri, di vivere un’amore, un’amicizia, un incontro casuale.

Quanto ci si può trincerare in un mondo alternativo e quando il gioco non regge più?

Un romanzo poetico, fortemente allusivo, pervaso da una lieve malinconia.

Bisogna fermarsi sullle frasi, rileggerle, gustarne la forma perfetta, immaginare di sostituirsi al protagonista e  imparare che nella vita ci sono equilibri instabili, altalene che portano in alto e cadute che bisogna accettare.