“La volpe era già il cacciatore” Herta Müller Feltrinelli Editore

 

“Le rose tessono un tetto bucherellato, un setaccio di foglie sporche e stelle sporche.

La notte le spinge fuori dalla città.”

 

“La volpe era già il cacciatore” sviluppa una sovrapposizione di immagini forti.

Dominano i colori che nel virare a contatto con la luce improvvisano una lingua poetica, straniante e fortemente suggestiva.

Raccontare la dittatura di Ceauçescu è la sfida riuscita di Herta Müller nel suo primo romanzo finalmente pubblicato in Italia da Feltrinelli.

“Gli alberi, dove nessuno li ha piantati, si strangolano.

I cani vagano randagi.”

Il fiume con il suo colore di morte, le case abbarbicate tra loro nel tentativo di proteggersi, “le foglie secche graffiano i viottoli, coprono le tracce subito dopo i passi.”

In questa atmosfera surreale Adina e Clara sono controfigure di una rappresentazione che oscilla tra sogno e realtà.

In loro si percepisce il bisogno di scomporre gli attimi di un tempo funesto e restituire speranza.

Si muovono nei luoghi che rappresentano la libertà e il giogo di una feroce oppressione.

La scuola e la fabbrica sono antitetiche figure plastiche dove si scontrano due mondi.

Non c’è niente di casuale nel testo, è un incastro perfetto di allegorie che nella organizzazione dialettica diventano pilastri di una scrittura tagliente, dolorosa, sanguinante.

“Il loro silenzio non ha motivo, è solamente frutto del ristagnare delle parole.”

In questo gelo del Verbo si compone la visione di piccoli scorci.

Entrano in scena uomini e donne come in una tragedia greca.

Un coro che nei volti porta inciso il terrore di non vedere “nessuna strada.”

L’alcol è compagno mentre nei volti dei bambini si legge fame e freddo.

Polvere, lamiere arruginite e corde tese su alberi storti.

“Stoppie all’infinito, tanto che gli occhi smettono ad un certo punto di vedere quel colore smorto.”

Il testo offre diverse chiavi interpretative e sarebbe riduttivo pensare che la scrittrice voglia indirizzare il lettore.

Il suo talento è proprio quello di creare tensione narrativa, spezzare le catene del normale avvicendarsi della Storia.

Nel finale aperto esplode un canto prima flebile, poi sempre più forte.

Inizio di quel percorso individuale dove ognuno dovrà uscire dalla sua prigione.