@LalsaRinaldi propone un suo racconto nel sito di @CasaLettori

 

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Fulvia e Milton si erano conosciuti prestissimo e riconosciuti fin da subito. Dove per riconosciuti è proprio da intendersi quella cosa lì, quella che prende allo stomaco e che ti fa capire subito che sì, accidenti sì, è la mia tribù, è proprio lei, è proprio lui.
Due mondi che sentono la necessità di stare insieme, mondi diversi che fondono le loro energie e i loro cuori per la costruzione di qualcosa di più grande, di speciale ed unico, insomma: l’Amore.
Fulvia morbida e sensuale, sempre un po’ arruffata, dai colori tenui. Sensuale e buffa al contempo. Le movenze non sempre delicate, che la portavano involontariamente a mettersi in strane situazioni, a combinare qualche guaio di troppo. Ma gli occhi, quegli occhi dolci sempre attenti al mondo intorno, le conferivano un aspetto che agli occhi del sesso opposto appariva irresistibile. Adorata da tutti per la sua innata sbadataggine compensata da una bontà d’animo , era quasi sempre circondata da amici. Creativa e solare, spargeva allegria.
Milton, al contrario, dall’aspetto severo, dai colori scurissimi, poteva persino incutere timore, ad una prima occhiata superficiale. E a pensarci bene anche dopo un’attenta e approfondita conoscenza. Il carattere spigoloso e fortemente determinato non lasciava molto spazio ad amicizie sincere. O meglio, per cause di forza maggiore con Milton solo un’amicizia sincera fino in fondo, avrebbe potuto sopravvivere.
Il loro stare insieme si basava su quelle poche, chiare basi che spesso dimentichiamo, nel corso della vita e dei nostri rapporti interpersonali. Fiducia, molto dialogo, scontro mai cercato ma in ogni caso costruttivo. Non ci soffermiamo mai abbastanza a rifletterci, o forse non ne traiamo mai le dovute conseguenza, ma L’Amore, dopotutto, è molto semplice.
E nella maestosa semplicità di questo sentimento, dopo qualche mese di frequentazione, avevano deciso di andare finalmente a vivere insieme. La costruzione del loro nido d’amore aveva portato alla luce aspetti sconosciuti dell’uno e dell’altra: Fulvia aveva mostrato un lato inaspettatamente preciso,l’attenzione al dettaglio, la ricerca dei materiali più adatti; il tutto unito alla sua proverbiale creatività, aveva donato all’ambiente un tocco femminile di rara sensibilità e bellezza.
Milton si era rivelato quasi spaesato, a tratti, ma aveva seguito le istruzioni e i consigli di Fulvia, lui, che era solito prendere decisioni in un batter d’occhio, e andare dritto al conseguimento dei vari obiettivi che si prefissava. Invece si era riscoperto quasi confuso, in un andirivieni di azioni ripetitive senza senso, un ciondolare senza meta, un po’ tipico di certi maschi. Ma aveva eseguito e assecondato , per poi sposare in toto le decisioni di Fulvia e permettere l’ottima intesa finale.

Il risultato era stato strepitoso per entrambi: Fulvia e Milton si sentivano davvero a casa.

Una sera d’estate, osservavano il cielo che non prometteva nulla di buono. Violaceo, a tratti nero, nubi intense in arrivo grosse come montagne. Un vento che soffiava troppo forte , con correnti troppo inconsuete. Si erano guardati, un istante, e come sempre riconoscendo l’uno il pensiero dell’altra, avevano capito.
Una tromba d’aria che ora si intravedeva essere gigantesca stava per abbattersi sulla loro zona, ed avrebbe certamente distrutto ogni cosa.
Prese le poche cose in fretta, erano fuggiti, mentre intorno a loro il tempo si fermava e l’ambiente circostante iniziava ad essere letteralmente risucchiato dalla potenza di quel turbine d’aria.
Milton scattante e atletico, Fulvia poco più indietro, aspettami Milton, non riesco ad essere veloce come te.
Ma Milton non riusciva a sentire, il rumore intorno era assordante. Fulvia, sballottata dalle potentissime correnti d’aria, era caduta a terra, ferita. Lui si era girato, e lottando, col vento contro, era riuscito ad avvicinarsi a lei, a sollevarla, e a continuare faticosamente ad avanzare. Ma dove andare ora, cosa fare. Milton cercava di rimanere lucido, di pensare, mentre il vento lo torturava e gli impediva di avanzare. Con tutte le sue forze Milton cercava di mantenere la direzione stabile, tenendo Fulvia con sé come poteva.
La potenza del vento aumentava, la tromba d’aria li stava raggiungendo in pieno, con la sua devastante ed immensa forza.
Resisterò, pensava, ce la farò, mentre veniva inghiottito, lui e Fulvia, uniti per sempre. Spariti.

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Era un mattino lieve di sole a Dragon Valley e Marzia si era alzata di buon’ora per la sua solita sessione di yoga.
Aveva aperto la porta finestra del suo adorato balcone piantumato e fiorito, ed aveva respirato l’aria della campagna circostante come faceva ogni mattina, con l’intenzione di vivere appieno la giornata che la attendeva, sebbene piena di lavoro, ma quel mattino era difficile iniziare con serenità.
Dalla tv accesa il notiziario del mattino riportava aggiornamenti sui danni terribili causati da una gigantesca tromba d’aria, in una contea poco distante. Marzia si era commossa, aveva visto immagini di case semi -distrutte, auto ribaltate e finite a metri e metri di distanza, interviste a persone che avevano perso tutto.
Era sul balcone, adesso, cercando col respiro di ritrovare un po’ di pace e di energia.
Un rumore, vicino al gelsomino.
Un verso strano.
Marzia si era chinata, ed aveva visto.

Per terra, due meravigliosi merli, vicinissimi.
Uno grigio scuro, morbido, dall’aspetto dolce e delicato, l’altro nero come la pece, snello , perfetto fino a sembrare disegnato.
Caduti a terra ma vivi, feriti, da curare subito . Marzia aveva reagito all’istante: messi delicatamente in una scatola bucherellata con morbidi cuscini , era corsa dal veterinario .
Fulvia e Milton avrebbero ritrovato, di sicuro, tra le fronde delle piante del suo curatissimo balcone, un nuovo nido d’amore.