“L’amico” Tiffany Tavernier Edizioni Clichy

 

“Quando finirà?

Più passano i giorni, più la notte cresce.

C’è una sola fine possibile per questo genere di storia?”

L’alba irrompe con tutta la sua ferocia nell’esistenza di Thierry e della moglie Lisa.

Il vicino di casa e amico è un omicida seriale di ragazzine.

Il mondo inizia a girare al contrario, vengono cancellate tutte le certezze e mentre nella casa accanto si scava per trovare le povere vittime cresce l’onda del dolore che travolge tutto.

Una coppia all’apparenza normale viene catapultata in un incubo spaventoso.

Non hanno visto, non hanno capito, non hanno sentito cosa succedeva nell’abitazione a fianco alla loro.

Si sentono complici senza esserlo, furiosi con se stessi per avere creduto nel doppio volto del “mostro”.

Piano piano si aprono crepe che difficilmente si potranno riparare, l’amore non basta, nemmeno i gesti hanno più senso.

Incatenati nel ghiaccio dello stupore, incapaci di parole che uniscono.

Lisa sceglie di allontanarsi da quello scenario di folle violenza e per Thierry si apre un’ulteriore voragine.

“L’amico”, pubblicato da Edizioni Clichy e tradotto da Tommaso Gurrieri, è il monologo di un uomo che dovrà affrontare le sue paure.

Dovrà confrontarsi con l’infanzia e con la rabbia.

Per il padre che ha abbandonato la madre, riducendola ad una anima in pena.

Con il fratello che non ha intuito la solitudine del bambino.

Con sè stesso che non ha saputo esprimere i propri sentimenti.

È l’ora della resa dei conti e nessun alibi, nessuna protezione mentale potrà funzionare.

Un romanzo intenso che non prevede pause, carico di pathos.

La scrittura ha forti accenni poetici, sa trasmettere l’inviolabile.

Quell’insieme di costrutti psichici che hanno arginato l’impotenza, il senso di straniamento, il terrore di non essere accettati.

Tiffany Tavernier mette in scena un’opera dalle tinte forti.

Non risparmia al lettore i rovelli interiori, il vuoto infinito.

Permette di riflettere sui mille volti del Male e tra questi i camuffamenti e le maschere.

Si chiede e ci chiede chi sono gli altri.

Li conosciamo veramente o ci accontentiamo delle parvenze che ci offrono?

Siamo capaci di subire uno stress emotivo?

Pronti a ricomporci?

“Chi fermerà quest’orgia di sangue?

Quest’orgia che mi inghiotte

E che io stesso ho fomentato?”

Imparare a perdonarsi, aprire i cancelli del cuore e forse tornare a sognare.