“L’amore tra alieni” Terézia Mora Keller Editore

 

Non ci si meraviglia che Terézia Mora sia stata vincitrice del prestigioso “Georg Büchner Preis”.

Nella sua scrittura c’è un indefinito senso di straniamento, un evidente scollamento dei personaggi dalla realtà.

Sono immersi in un fiume di probabilità, enigmi, dubbi.

Hanno tratti circonfusi da un’atmosfera di mistero.

Dicono e non dicono, si muovono in uno spazio alternativo dove tutto può esplodere o implodere.

Sanno affascinare perchè hanno una grande umanità anche quando sembra siano protetti da una maschera di durezza.

Ogni racconto della raccolta “L’amore tra alieni”, pubblicata da Keller Editore e tradotta da Daria Biagi, ha una sua autenticità e un suo sviluppo.

È nel finale che tutti i fili narrativi si incontrano.

È come se ci fosse una sospensione spazio temporale dove si insinua quell’Altrove tanto cercato da tutti noi.

C’è sempre un evento, anche marginale, a scatenare azioni e reazioni creando una scrittura plastica e dinamica.

“Stupidità e cattiveria.

È con questo che si deve fare i conti.”

Queste due forze negative non riescono a fare ombra ad una narrazione empatica e generosa.

La scrittrice ungherese non lesina parole alte cariche di valori irrinunciabili.

L’amicizia, l’amore, la condivisione fanno da cornice e arricchiscono il quotidiano.

Di ogni figura narrata si vede l’ombra e la luce ma è sempre un raggio di sole a prevalere.

Ci si affeziona a questi uomini e donne che mostrano incertezze.

Si ha la sensazione che le loro vite si dissolvano nel nulla come succede nella storia che da il titolo al libro.

Ma è proprio questa bruma che trasforma la prosa in lirica, che si espande in un universo rarefatto e meraviglioso.

Splendida la figura di “Maratoneta” e la sua corsa è emblema di quello sforzo costante che ci aiuta a sopravvivere.

Ewa che sa essere madre senza aver procreato, il portiere di notte convinto che “il meglio deve ancora venire”, l’insegnante che ha il coraggio di trovare altri lidi: una giostra di esistenze che entrano in sintonia con i lettori.

Resta la voglia di rileggere alcuni passaggi, provare ad interpretare le tracce, il non detto, l’infinita solitudine che permea ogni pagina.

È nostra, ci appartiene, è cosa viva che vogliamo abbracciare.

Grata all’autrice.