“L’animale più pericoloso” Luca D’Andrea Einaudi Stile Libero

“Il cielo aveva quella limpidezza e quella tonalità di celeste che solo l’alba in quota può avere.”

Immagine che apre spiragli poetici e allevia la spettacolare e tormentata visione del male.

Un male che si incista nella fragilità, si diverte ad inventare una realtà forviante, dilagando come un fiume infetto nella mente di Gert.

“L’animale più pericoloso”, pubblicato da Einaudi nella Collana Stile Libero il 14 gennaio 2020, ribalta la nostra idea di poliziesco dove conta lo svolgimento narrativo.

Luca D’Andrea ancora una volta si dimostra studioso dell’animo, interprete di un disagio comunicativo, geniale scenografo.

“Dora aveva tredici anni e stava scappando di casa perché portava le trecce come Greta Thumberg, perché leggeva un sacco di libri e guardava ancora più documentari”.

L’adolescente incarna un modello culturale che spesso gli adulti non comprendono.

Nella frattura tra le proprie convinsioni e l’incapacità dei genitori di concederle un sogno nasce la ribellione e la tragica necessità di trovare sul web compagni di viaggio.

È commovente la capacità dello scrittore di rappresentare la solitudine delle nuove generazioni e il bisogno di esprimere nei fatti la propria adesione ad un progetto planetario.

A risolvere il caso della scomparsa della ragazzina e a trovare il responsabile di un omicidio una squadra investigativa descritta con maestria.

I personaggi escono dalla carta, imbastiscono monologhi mentali, si scontrano ma certamente conoscono le strategie deduttive che li porteranno alla risoluzione del caso.

Mentre il tempo stringe e la macchina da presa coglie il primo piano di ogni figura un’altra terribile storia penetra come una serpe velenosa.

Sussurra altri drammi, altre condanne subite da donne che hanno avuto la colpa di credere ai sogni.

L’autore scende negli abissi profondi della violenza, mostra volti deformati dall’Errore ma sa tornare ad ammirare il sole.

Da leggere e far leggere per comprendere che il Male spesso nasce da ancestrali memorie.