“L’arte di bruciare” Sarah Hall Sellerio Editore

 

“Una vita è come una perlina d’acqua sulla superficie nera, così fragile, così forte, il suo mondo incredibilmente compatto.”

“L’arte di bruciare”, pubblicato da Sellerio Editore e tradotto da Federica Aceto, attraversa il lettore e con la potenza di infinite scariche elettriche lo avvolge in una coltre di fuoco.

È il fuoco della passione per l’arte che è creazione attraverso la distruzione.

Della comunione di due corpi che bramano il possesso, si uniscono e diventano uno.

Della memoria di un’infanzia carica di responsabilità.

Della follia di un virus che spalanca le sue fauci maledette e non concede tregua.

Di un fiume “lento e opaco”, di fabbriche abbandonate e “grovigli di detriti.”

Del Giappone con le sue tecniche antiche.

Di giorni che scorrono frenetici e di ore lente e soffocanti.

Di Naomi, costretta a reinventarsi dopo aver subito un danno cerebrale.

Di una bambina che si adatta alla malattia della madre.

Di una donna che si aggrappa al ricordo, di frasi e gesti quotidiani.

Di Halit che sa mescolare la sua cultura di immigrato.

Sarah Hall scrive una storia travolgente, fluida e calda, appasionante e sensuale.

Fa parlare i corpi nel momento dell’estasi, compone immagini dove il desiderio è comunione.

Scandaglia il dolore, ne fa un altare.

Trova parole per raccontare l’isolamento e la pandemia trasformando l’esperienza collettiva in simulacro di un prima da cui ripartire.

Onora coloro che non ci sono più, racconta lo spaesamento dei sopravvissuti.

Offre una interpretazione dell’opera artistica che nella grandezza riesce a trovare l’Infinito.

Scompone la malattia in attimi nei quali si fa i conti con le proprie fragilità.

Invoca la vita e ce ne mostra la preziosa e misteriosa carica di possibilità.

Celebra la tempesta e la quiete.

Si ritrova e ci indica la strada.

Un gioiello narrativo, una nuvola poetica, un guizzo introspettivo, un dono per chi ama la parola scritta.