“La pelle in cui abito” Kader Diabate Giancarlo Visitilli Laterza Edizioni

 

“Accogliere è una parola importante in Africa; in nessuna tradizione africana esiste la parola straniero, che in italiano e in altre lingue ha la stessa radice di strano.

Per noi esiste solo ospite.

Una cosa può essere strana, ma solo se è un oggetto: un essere umano non può essere strano”.

L’infanzia in Congo nella casa che accoglie “tutti quelli che dalla campagna arrivavano a Man.

“Sono nato nell’anno del colpo di stato, nel 1999.

Dopo quell’anno, l’economia del mio paese ci ha messi in ginocchio per tre anni, fino a quando ci siamo svegliati e ci siamo ribellati, ma la nostra ribellione ha causato la morte di migliaia di persone.”

Il pungente sapore dell’ingiustizia subita dalle donne bambine costrette a sposare uomini anziani e la voglia di reagire.

L’arresto per essere stato promotore delle lotte per difendere i diritti primari.

La storia di Kader Diabate affidata alla scrittura di Gancarlo Visitilli è una testimonianza di coraggio e di resistenza.

È la voce di una dei tanti migranti che vengono considerati nemici.

Ascoltandolo sentiamo quanta saggezza riempie il suo corpo.

Ha dovuto abbandonare il paese che ama, attraversare il deserto, sopportare la sete e il caldo.

Le carceri libiche sono l’inferno, occhi disperati, mani che si protendono in cerca di aiuto.

Violenze fisiche e psicologiche nel silenzio assordante dell’Europa.

Partire significa sfidare la sorte mentre “il mare urla, ha la sua bocca, il suo respiro.

Inghiotte, si agita.”

Non c’è retorica nelle sue parole, solo la necessità di trasformare la sua esperienza in un inno, quell’inno che tanti suoi amici e fratelli non potranno più cantare.

Si sente la gratitudine per coloro che lo hanno accolto e gli hanno regalato un sorriso, per la Calabria che gli è stata madre.

“La pelĺe in cui abito”, pubblicato da Laterza Editore, è una lezione di civiltà.

Invito a scegliere come strada da percorrere la conoscenza, a ricordare che non esiste libertà se non c’è condivisione.

“Quanto più si legge e si studia, tanto più ci si sente mancanti, a volte anche vuoti, bisognosi di qualcosa che colmi una mancanza.”

Si è colmati da un fiume di speranza e ci si sente indegni perché incapaci di ascoltare chi viene da un Altrove che non sappiamo definire.

“I libri sono dei giganti”.

Una frase che dovremmo ripetere come un mantra, gridare nelle piazze, portare nelle scuole.

Continuare a camminare insieme a Kader senza voltarsi indietro, diffondendo fonemi di pace.