“Le belve” Roberto Arlt SUR

 

“Mi sembra di vivere in una città abissale, infinitamente giù, sotto il livello del mare”.

Tratto da “Una domenica pomeriggio”, pubblicato da SUR nel 2015, “Le belve è uno dei racconti più vivivi di Roberto Arlt.

Buenos Aires ha i colori cupi di un malessere esistenziale.

È allegoria di un’emarginazione sociale stratificata da anni di ingiustizie perpetrate sugli ultimi.

“Quando si è classificati in certe chine dell’esistenza, non si ha scelta.

Si accetta.”

Non c’è perdono o giustificazione, solo il doloroso e pietoso sguardo di chi sa osservare il degrado.

Oppressi e oppressori entrano tutti nel tragico gorgo della violenza.

Una violenza che si perpetua nelle strade, nelle case, nei postriboli.

Il demone del Male tra vetri rotti, gioco d’azzardo, corpi in vendita.

“Il silenzio è un vaso comunicante attraverso il quale il nostro incubo di noia e angoscia passa da un’anima all’altra mediante un oscuro contatto.”

Poesia della disperazione intensa, raggelante ma tangibile.

Una scrittura che trova affinità con la migliore letteratura del 900, offrendo all’America Latina un nuovo volto.

Le mitologie vengono distrutte ed appare l’Uomo.

Angelito, tagliaborse e tubercoloso, Guillermito il Ladro, L’Orologiaio, Unghia d’Oro, figure che provano a sopravvivere mentre cala “la notte del pensiero.”

Immagini crepuscolari, notti soffocanti e una nostalgia che emoziona.

Pagine immerse nelle luci cangianti di improvvisazioni linguistiche.

E un vecchio tango che annoda ricordi.

Vengono in mente i versi di Juan Rodolfo Wilcock:

“Cerchiamo soltanto di stessere

Dal tessuto di ogni ora

Ciò che ci nutre, ciò che c’incuora,

L’universalità dell’essere.”

Una prova letteraria che cede la malinconia alla bellezza della parola