“Le cose della vita” Paul Guimard L’Orma Editore

 

Leggere “Le cose della vita”, pubblicato da L’Orma Editore e tradotto da Eusebio Trabucchi, significa comprendere con una luce nuova il valore dell’esistenza.

Imparare a sentire l’attimo come esperienza essenziale, valorizzare il tempo.

Accorgersi che nulla è scontato e un impercettibile secondo può cambiare il corso del destino.

È quello che succede al protagonista di un romanzo impetuoso che sa comunicare forti emozioni.

Una curva affrontata senza curarsi della velocità, un ostacolo improvviso e l’incidente.

Un corpo sbalzato fuori dall’auto, lucido ma per la folla che gli si assiepa intorno ormai assente.

C’è una dilatazione della memoria e il vissuto ritorna come una valanga.

L’amore puro per Aurélia, compagna di giochi infantili e la vertigine di fronte a un sentimento mai provato prima.

“L’odore di erba bagnata mi riporta irresistibilmente all’ambiguità di quel preciso istante in cui, tradendo la nostra infanzia, siamo rimasti intrecciati, senza osare di più.”

Le amicizie, un amore troppo ingombrante,

“Non si può controllare l’imprevedibile.”

Su questa frase si costruisce un percorso introspettivo carico di poesia.

È la filosofia della luce e del buio, del contrasto tra coscienza e incoscienza.

Limbo in cui gli altri non possono più entrare.

“La distanza tra me e loro è diventata abissale.

Per la prima volta sperimento la vera solitudine.”

Spazio di sollecitazione mentale che unisce insieme brandelli e prova a ricucirli.

Anima e corpo come entità separate si osservano senza riconoscersi.

Osservarsi dall’esterno, spettatore che assume le sembianze di “un Narciso, privo dell’ingombro della passione, curioso in modo disinteressato.”

La corsa in ospedale, le brume di una speranza e la consistenza dell’assenza.

Coinvolgente e tragico, liberatorio ed enigmatico, straziante e consolatorio il testo non ci consegna un finale definitivo.

Apre una nuova finestra che può offrire ulteriori scenari a dimostrazione che non ci sono eventi scontati.

Certamente regala “un nuovo sapere” e la voglia di “essere vigili per afferrare foss’anche solo i riflessi di un momento di felicità.”