“Le grandi terre del largo” Vanessa Veselka Einaudi Editore

 

“Due donne erano innamorate dello stesso uomo.

Una voleva un figlio, l’altra voleva andare in cerca della stella polare.

Rimasero incinte tutte e due, fecero un patto.

Quella che voleva un figlio li avrebbe presi entrambi e quella che voleva la stella polare sarebbe andata per la propria strada.

La prima madre era felice e la seconda madre era felice.”

A Kirsten il compito di crescere le due bambine.

Livy e Cheyenne non hanno mai saputo la loro vera origine ma il tempo della resa dei conti è arrivato.

Il padre rivela un nome e un luogo.

“Le grandi terre del largo”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Margherita Emo, sembra una favola moderna carica di mistero.

Splendide le scenografie che sembrano scolpite sulla pietra della creatività.

Veloci e appassionanti i dialoghi che in poche battute delineano il pensiero dei personaggi.

Straordinario è il filo conduttore che si rifà alla mitologia pur mantenendo tratteggi di modernità.

“Non cercare fuori di te quello di cui hai bisogno.

Soltanto tu puoi renderti intera.”

Ecco il dilemma, accontentarsi delle mezze verità o scavare a fondo per capire chi siamo.

Il viaggio è conoscenza ma anche timore, è perdita dell’identità infantile e forse anche dell’innocenza.

“Attraversarono il grande deserto americano.

Vuoto e inanimato, si stendeva dal Midwest alle Montagne Rocciose.”

Vanessa Veselka attraversa il mito, lo destruttura attraverso un percorso di “iniziazione”.

Dimostra che ogni tassello per conoscersi prevede una nuova nascita.

Bisogna vivere “una profonda confusione mentale”, perdere qualcosa di prezioso, “qualcosa che pensavi ti rendesse quello che sei.”

La spoliazione assoluta di ogni tabù e idealizzazione, la libertà di scoprire ciò che è vero.

Ma attenzione, tante saranno le trappole fisiche e mentali che bisognerà arginare.

Forte è la solidarietà che emerge come per caso.

Figure che sostengono, comprendono, ascoltano.

Le sorelle si dividono.

Ognuna seguirà una sua strada ma unico è il traguardo finale.

Anticipare la bellezza delle svolte narrative sarebbe un grave errore.

Ad ogni pagina il lettore entra ed esce da un labirinto di visioni, suggestioni, emozioni.

Vive l’avventura fino in fondo e mentre cambiano i contesti scenografici la scrittura scivola come una tranquilla giornata di luce.

“Le figlie non sempre assomigliano alle madri.

Quelli che si assomigliano non sempre sono parenti.”

L’enigma si consuma lentamente come una candela in una notte di luna piena.

Per imparare che tutti abbiamo cicatrici e non serve provare a nasconderle.

La biologia non sempre costruisce relazioni,  bisogna scegliere e accogliere l’amore.

Un indimenticabile e commovente introspezione, la fragilità e la forza, il coraggio e la determinazione.

Donne uniche e forti che ci tendono la mano e ci incitano a cercare sempre di uscire dai pozzi bui delle convenzioni sociali.