“Le piramidi di giorni” Daina Opolskaitė Iperborea

 

“Non si può dimenticare.

Mai.

Nessun’altra pagina del libro della vita – limpida o torbida che sia – potrà mai coprirla.

È come una macchia d’acqua marina su un foglio di carta.

La ritrovi sul primo, sul secondo, sul terzo…

Hai voglia di girare le pagine.

Per quante tu ne giri, la traccia salata è sempre là, nello stesso punto.

E non scomparirà mai.”

Tracce che non si possono cancellare.

Ricordi che pesano e lasciano un segno.

Volti che erano il tutto e sono scomparsi come nuvole in un giorno di primavera.

Bambini che ridono, piangono, osservano e diventano ingombranti responsabilità.

Madri che credono nei sogni o che non riescono a percepire la gioia.

Amanti troppo presi dal presente.

Amici come ancore di salvezza.

Padri incapaci di comprendere.

Sorelle che si trasformano in statue di ghiaccio.

Gesti che rispondono ad impulsi da sempre nascosti nell’inconscio.

“Le piramidi di giorni”, vincitore del Premio Letterario dell’Unione Europea 2019, pubblicato da Iperborea e tradotto da Adriano Cerri, è una raccolta di racconti che seguono un percorso narrativo autonomo.

Ogni storia è già romanzo strutturato e compone un quadro d’insieme che indaga sui sentimenti.

Si ferma su un dettaglio e su questo sviluppa un nucleo centrale dal quale partono diverse parallele.

L’attenzione può fermarsi su un personaggio che non è mai solo.

È specchio di coloro che lo circondano o voce narrante che fa da tramite ad un intreccio affettivo familiare.

“Non era un silenzio ordinario, casuale, disseminato di pause imbarazzate; non uno di quei silenzi che calano all’improvviso quando tutte le parole si irradiano attorno troppo veloci per poi smorzarsi di colpo, senza lasciare traccia.

Quello era un silenzio bello e prezioso, ben più significativo e speciale di molte parole.”

Una scrittura che affascina, trascina verso lidi dove i sensi sono vigili e attenti.

Daina Opolskaitė ha il potere di raccontare il mondo come fosse qualcosa di friabile, indefinito.

I suoi paesaggi sono squarci di un fiore, un colore, un sussurro, il volo di un uccello.

Stordisce la concezione del tempo.

“Il tempo scivolava lentamente come il mercurio nel termometro, ogni istante si faceva più pesante fino a che non divenne insostenibile.”

Questa lentezza ci fa comprendere il valore dell’istante, “insolito e toccante. Autentico, puro.”

Un fulmine che riesce a rimettere in ordine il disordine mentale, gli strappi che la vita ci impone.

Da leggere come una preghiera laica, lasciandosi carezzare dalla perfezione della parola scritta.