“L’editor” Massimiliano Governi Atlantide”

“L’editor”, pubblicato da Atlantide, è un poliziesco dalle tante sfaccettature.

L’impianto noir è compatto, si sviluppa partendo da un insolito omicidio ma obiettivo di Massimiliano Governi è rivoluzionare il genere.

Mostrare le crepe di azioni investigative, individuare la difficoltà di comprendere i moventi.

Il libro crea uno scenario di luci e ombre su quella letteratura che abusa di stereotipi.

La figura dell’ispettore che indaga sulla morte dell’editor è nucleo fondamentale della narrazione.

Un passato che emerge piano piano, pagina dopo pagina, come una rete da dipanare.

Un presente affollato da fantasmi e assenze.

Il caso diventa un’ossessione ed in questa scelta lettera si rivela la genialità dello scrittore.

“Avevo la testa completamente vuota ora.

Non lo sapevo nemmeno io cosa volessi e perchè mi trovassi lí a quell’ora, in quel luogo, in quella città a cui niente e nessuno mi legava, come una figura astratta, l’incarnazione di un dovere.”

Il senso di straniamento si mescola con la poetica della malinconia.

Non un sentimento ma una musica che percorre il romanzo, lo invade saturando le parole di una infinita tenerezza.

Nelle trappole mentali del protagonista si rilegge il nostro tempo troppo carico di disarmonia.

Nella ricerca della verità si approda nei pantani emotivi dei personaggi.

Tutti, nessuno escluso, portano ferite difficili da lenire.

Sono immersi in uno stato che assomiglia al sogno, rendono il racconto carico di aspettative.

Vivono “il dolore e il piacere indistintamente.”

Sfidano la quotidianità o costruendo un mondo parallelo o attraversando la sensualità come fosse oasi di pace.

“Parliamo con i sopravvissuti

Cerchiamo colpevoli tra i sopravvissuti.”

Come definire la colpa?

Cosa significa temere lo scorrere le tempo?

Un romanzo bellissimo che sa cogliere ogni sfumatura dell’animo umano senza virtuosismi o frasi retoriche.

La scrittura è pura, essenziale ma dinamica.

È una corda che si intreccia ad altre corde e ognuna è una storia a sè.

È la perfezione di un finale inatteso dove c’è il rimpianto di non aver saputo raccogliere la voce della Realtà.