“Chiamatemi Esteban” Lejla Kalamujić Nutrimenti

 

“Io sono figlia dell’estate.

L’estate sono io.”

Una bambina e quel mostro che si chiama guerra.

Si porta via affetti e case e oggetti.

Resta la ferita di un tradimento per una fuga non voluta e l’abisso di un dolore che non ha nome.

Una madre scomparsa troppo presto e il bisogno di sentirne la presenza.

“Chiamatemi Esteban”, pubblicato da Nutrimenti e tradotto da Elvira Mujčić, è poetica dell’abbandono che si sviluppa riunendo insieme piccoli racconti.

Il corpo unico è un romanzo che lascia senza fiato.

Non è facile raccontare con parole tanto incisive la storia di Sarajevo.

Città che sa accogliere e negarsi, luogo mitizzato e odiato, centro di un furore che accompagnerà il percorso evolutivo della protagonista.

Una continua sottrazione che si avviluppa e devasta la mente.

Invade ogni cellula, diventa fantasma da sconfiggere.

La Pace è un inquilino che non arriva mai mentre il tempo passa inesorabile.

L’originalità del testo è legata alla capacità di uscire dal reale e creare una rete di interconnessioni.

La letteratura, lo studio, il padre, i nonni, la morte e la vita si concatenano attraverso una prosa che sa essere visionaria.

È questa fantasiosa interpretazione delle ferite a trasformare la scrittura in salvezza.

Battere sui tasti di una vecchia macchina da scrivere, chiedersi: “Tu chi sei? Di chi sei?”

Io e tu fanno parte di un binomio o sono solo proiezioni esasperate di una personalità disintegrata?

Lejla Kalamujić usa diversi registri narrativi, passa con disinvoltura dal dialogo serrato all’introspezione, sperimenta una quotidianità inesistente, narra la paura di amare.

E quella donna che le concede pace è amante, amica, compagna, terapeuta.

È luce e cielo, speranza e salvezza.

Un treno, il grigiore che infanga la neve, tracce di nebbia e mille pensieri.

Cerchiamo di accoglierli come fossero nostri, pensiamo a tutte “le locomotive che non possono uscire dai propri confini.”

Sentiamo “la chiamata delle voci morenti” e nel calore del grembo materno entreremo “nel silenzio cosmico.”

Un invito a lasciar andare verso l’Altrove coloro che sono nuvole e vento.

Una meravigliosa prova letteraria selezionata per il Premio Letterario Europeo.