“La coscienza imbrigliata al corpo” Susan Sontag Nottetempo Edizioni

“La lealtà verso il passato

Il mio tratto caratteriale più pericoloso

Quello che mi è costato più caro.”

“La coscienza imbrigliata al corpo Diari e taccuini 1964 – 1980”, pubblicati postumi da Nottetempo Edizioni, sono il monumento ad una figura che ha saputo interpretare il suo tempo.

Susan Sontag è stata un’attenta studiosa dei cambiamenti culturali, una critica a volte spietata, una appassionata cultrice del bello.

Il libro, curato dal figlio David Rieff, tradotto da Paolo Dilonardo, è difficilmente catalogabile in un genere perché ha il pregio di mostrare la difformità della scrittura.

Pagine di annotazioni si mescolano a piccole riflessioni, a spunti per futuri sviluppi ideativi.

La scansione temporale potrebbe trarre in inganno ma ad una lettura scrupolosa il ritmo è scandito non tanto dai giorni quanto dalla qualità del testo.

Anche la frase che sembra fuori contesto rientra nel perfetto incastro di una mente geniale.

I riferimenti artistici, filosofici, storici sono sempre circostanziati, piccole gemme da unire insieme per costruire un panorama complessivo raffinatissimo.

“Nel XIX secolo le donne sono politicamente trasparenti”.

Frasi come questa attestano un impegno sociale, l’urgenza di avere una voce differente, mai omologata ai parametri maschili.

A commuovere è quel mostrarsi fragile, rendendo con parole poetiche la sofferenza e il senso di abbandono.

Il rapporto travagliato con la madre torna spesso come un ritornello che incasella e giustifica, perdona e redime.

“Mia madre mi schiaffeggiava in faccia perché le rispondevo, perchè la contraddicevo.

L’ho sempre giustificata.

Non mi sono mai permessa la rabbia, l’indignazione”.

L’analisi psicologica è lucidissima, certamente frutto di incessante ricerca di causa ed effetto.

Non c’è passività ed è questa assunzione di responsabilità che rende il libro meraviglioso.

E poi c’è l’amore, il possesso e la fuga, il bisogno e la paura.

“Se mi aspetto il meno possibile, non sarò ferita.”

 

Pensieri che avremmo voluto scrivere, suggestioni che abbiamo vissuto, epifanie che si svelano, ombre che si squarciano.

Un testo da rileggere come un viatico, una cura in questo mondo così parsimonioso di capacità critica.

Agenda Letteraria 11 gennaio 2020

“Personaggi della banda”

Ignatius Jacques Reilly: l’indisponente protagonista del romanzo è un pensatore sovrappeso, buffonesco, super acculturato, con un occhio blu e uno giallo.

Il trentenne è anche un appassionato studioso del filosofo medievale Boezio, è di conseguenza, aborrisce ogni mediocrità, incluso il cibo in scatola.

“Una banda di idioti in cucina” Cynthia Lejeune Nobles Marcos y Marcos

 

Buon 11 gennaio tra ricette e risate

“Requiem per un sogno” Hubert Selby Jr. SUR

“Se le luci impedivano di vedere il cielo bastava fare una piccola magia e cambiare la realtà secondo il bisogno. I lampioni erano adesso pianeti e stelle e lune.”

Bronx, anni settanta.

Quattro personaggi  ruotano intorno al desiderio,  provano ad inventare un’alternativa ad una esistenza colorata di grigio.

“Strade intasate di gente e veicoli che brontolavano, urlavano e rombavano”.

L’indifferenza di chi insegue il successo, ambisce a realizzare ambizioni è come una macchia invisibile ma presente.

“Requiem per un sogno”, pubblicato nel 1978, riproposto da SUR, ha un impatto visivo che coinvolge gli altri sensi.

Seguiamo Sara e quell’ossessione di partecipare ad un programma televisivo è emblema di troppe assenze, di troppi rifiuti.

Per lei indossare l’abito rosso e le scarpe dorate significa tornare indietro, fermare le lancette che impietose hanno scavato rughe e imperfezioni.

Un delirio alimentato dalla televisione, illusoria paccottiglia travestita da regina.

Nello stesso scarto temporale, in un susseguirsi di scenari, il figlio Harry, la fidanzata Marion e l’amico Tyrone si avventurano nell’impervio deserto delle droghe.

“Tutto il rituale diventava simbolo dei loro bisogni.”

Nella rappresentazione di una generazione di sognatori illusi Hebert Selby Jr. è il perfetto detective dell’anima.

Vive con le figure che ha creato una parabola ascendente, non nasconde i dettagli di un’estasi fittizia, svela la lacerazione dell’astinenza.

Porta nel luogo dell’assuefazione in un viaggio lento, graduale.

Una magia che si rivela giorno dopo giorno, ora dopo ora un incubo e il corpo respinge ogni carezza.

È vittima di un mostruoso incantesimo mentre la mente vaga tra visioni e sogni in un intreccio sempre sul punto di esplodere.

La vergogna di essere diventati vittime, la paura incontrollabile, l’impotenza che toglie ogni volontà.

Coinvolti tutti dentro una ruota che punta al massacro ma lo scrittore semina spiragli, offre un pò di luce.

Basta cercare luoghi di approdo.

Un libro che bisogna leggere e far leggere perchè continua ad essere tragicamente attuale.

Sarà una lezione dura, a volte come uno schiaffo in pieno viso ma questa è la nostra società.