Recensione di @CasaLettori: “Le notti della peste” Orhan Pamuk Einaudi Editore

 

 

Recensione di @CasaLettori: “Le notti della peste” Orhan Pamuk Einaudi Editore

 

“L’arte del romanzo si basa sulla capacità di raccontare le nostre storie come se appartenessero ad altri, e di raccontare le storie degli altri come se fossero le nostre.”

Leggendo “Le notti della peste”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Barbara La Rosa Salim, percepiamo una forte empatia dell’autore con la sua opera.

Opera difficile da definire per la complessità, la ricchezza, la profondità della trama.

Se del romanzo storico ha tutte le coordinate tanti sono i tratti che ne costituiscono le originalità.

Gli eventi hanno un percorso lineare ma sono immersi nella finzione letteraria e questa discromia concettuale crea un’attrazione difficile da raccontare.

Bisogna immergersi nelle pagine, vivere la costante tensione emotiva, accettare che la Storia segua diversi itinerari a seconda dei punti di vista.

Ecco perché i personaggi che animano il testo sono tanti e molto autonomi nell’elaborazione del pensiero.

Di fronte ad un cataclisma non ci sono verità assolute ma frazioni che compongono un quadro d’insieme.

Da una parte il cittadino comune dall’altra i rappresentanti del potere e in una posizione non equidistante i sanitari.

Questo schema riporta ad una scala sociale che fa intuire i giochi di forza.

Il libro è stato pensato per quarant’anni e, credetemi, in ogni virgola si sente quanto lavorio mentale, quante scelte accantonate, quante soluzioni abbiano attraversato Orhan Pamuk.

Il Premio Nobel 2006 ancora una volta riesce a sorprenderci e ad incantarci.

L’inizio del Novecento, un’isola dell’impero ottomano e un’epidemia di peste.

Tre punti fermi che vanno analizzati.

La scelta di un periodo di decadenza dell’impero, un luogo circondato dal mare, un’epidemia: un cerchio che si stringe come una trappola costringendo a trovare soluzioni.

Credo che niente sia casuale sia nell’ambientazione che nella collocazione geografica inesistente.

Viene spontaneo chiedersi quali siano stati i riferimenti letterari: da Defoe, a Manzoni, a Camus per arrivare ad una personalissima interpretazione culturale.

Nel testo è evidente la necessità di confrontarsi con la paura della morte, un salto mortale che si affronta sempre da soli.

Si aggiunge l’isolamento e il senso di colpa per un male che è contagioso.

È proprio il contagio un altro tema forte, in qualche modo fa parte di una simbologia che offonda le sue origini in profondi anfratti.

Pamuk riesce ad attualizzare la visione della malattia come diversità e questa è una grande conquista sociale.

Il suo non è un intento morale nè una lezione di comportamento.

È la lotta impari con ciò che ci atterrisce, è il mostro, è il nostro nemico che prende forma.

Sta a noi liberarci dalle superstizioni e affidarci alla scienza.

È indubbio il taglio politico nella analisi impietosa di regimi autoritari.

Ma c’è un quesito che restituisce all’opera tutta la sua attualità.

Chi che materia è fatto l’uomo?

Sa affrontare le tempeste a testa alta o preferisce svicolare?

Il dolore, la disperazione, la perdita sono incentivi a migliorarci?

Un universo narrato con quella scrittura che tanto amiamo: precisa, raffinata, colta.

 

Altri titoli di Einaudi

 

“Non è mica la Vergine Maria” Feby Indirani Add Editore

Un libro coraggioso, capace di sfidare ogni convenzione, ironico, spassionato, visionario: non mancano gli aggettivi per descrivere “Non è mica la Vergine Maria”, pubblicato da Add Editore.
L’autrice, Fedy Indirani, ci fa conoscere un’Indonesia insolita, certamente diversa dalle luccinanti immagini da cartolina.
Il suo è un lavoro accurato, ricco di fantasiose invenzioni.
Incontreremo personaggi irreali ma capaci di regalarci una morale.

“C’è solo una ragione per non fare la cosa giusta, volersene stare senza grattacapi nella situazione attuale”

Feroce critica ad una società che non accetta il cambiamento, chiusa in un bigottismo religioso e culturale.

Frenata da un senso di appartenenza che non è sinonimo di libertà, ma esasperazione di una identità che affossa le novità.

“Perché mai un uomo non può accontentarsi di una donna sola?”

Viene messa in discussione finalmente la poligamia e in una semplice domanda si coglie rabbia e ribellione.

Una donna che nel leggere l’Islam non mette in luce solo le storture, ne individua il punto debole e nel farlo regala pagine indimenticabili.

I racconti nella purezza di una scrittura espressiva si collocano tra il dialogare popolare e la ricerca antropologica.

Va ricordato che l’autrice nel suo paese è promotrice della libertà di espressione e di genere.

La sua performance letteraria è una conferma di un impegno che nella scrittura raggiunge l’obiettivo: raccontare al mondo che non esistono sfide impossibili.