“Le femmine” Wolfgang Hilbig Keller Editore

“Avevo perso anche il mio nome, sí, non sapevo più chi ero, il mio nome era posseduto da un personaggio che mi era estraneo.”

Wolfgang Hilbig con una scrittura visionaria riesce a regalarci la storia di una nazione che ha conosciuto la separazione.

“Le femmine”, pubblicato da Keller, è ambientato nella Germania dell’Est e dell’atmosfera pesante, irrespirabile, opprimente sa cogliere ogni sfumatura.

Una città dove tutto viene stabilito dal potere e i cittadini sono povere marionette in balia di capricci ideologici che disorientano il lettore.

La notte avvolge ogni cosa, la impregna di umori, la stringe in un vortice che può portare alla follia.

Le strade deserte, il silenzio, i bidoni di immondizia, gli scricchiolii sinistri colorano la narrazione e creano un ambiente gotico.

Sembra di essere dentro un immenso circo dove si rappresenta non la realtà ma il suo contrario.

“Miniere a cielo aperto” “piramidi di rifiuti” e la presenza ingombrante dei campi di lavoro assumono simbologie precise, condannano il passato, si spingono a cercare le ragioni di tanta follia.

Le parole si insinuano in un groviglio di elementi, provano a liberarsi, vengono inseguite dalla paura di esprimere pensieri proibiti.

Le donne scompaiono: una suggestione o la necessità di disperdere il desiderio?

“Ero completamente dominato da quell’unica smania di essere amato e allo stesso tempo mi preoccupavo fino allo stremo di non farli accorgere di tale smania.”

Il protagonista è inseguito dalle sue ossessioni e si ha la sensazione che nel dilatarle provi a guarire.

Far tornare visibili gli oggetti, le persone, i sentimenti mentre solo i luoghi scandiscono una infinita solitudine.

Il libro ha tratti postmoderni che si evidenziano in “Scorticatoio”, dove a dominare sono le immagini.

Dettagli che suggeriscono l’attesa di qualcosa che dovrà o potrà accadere.

Non è facile raccontare il senso di estraneità, la difficoltà nel sentirsi comunità e lo scrittore ci riesce usando un linguaggio molto forte, con figure metaforiche di forte impatto.

“Il sapere di nessuno era sepolto come ossa nella terra svuotata”.

Bisogna “fluire lontano, inabissarsi, svanire per dimenticare.