“La parte inventata” Rodrigo Fresán LiberAria

 

Una corsa su una spiaggia, un confine da attraversare, un azzurro e un giallo che sembrano dipinti, il grido muto di un bambino.

Il tempo interiore e quello esteriore, un treno agonizzante, domande senza risposta, la memoria “salva dalla dimenticanze”, libri da abbracciare.

“La parte inventata”, pubblicato da LiberAria, è il mondo che non abbiamo mai conosciuto.

Creatività sfrenata, incidentali, immagini, parentesi e virtuosismi dialettici.

Letteratura che si scompone, si disfa, finzione che cerca di trovare la realtà.

Niente prevedibile o scontato, impossibile raccontare gli labirinti tematici, i viaggi illusori, i personaggi che sembrano usciti da castelli di cristallo che riflettono dilatandoli  spigoli e convessità.

Rodrigo Fresán è un funambolo, aladino capace di costruire desideri per lettori che amano praterie e navicelle spaziali, e giochi di equilibrismo.

“Essere irraggiungibile.

Essere fuori da tutto.”

Essere fantasiosa creazione di uno scrittore geniale o trasformarsi in libro edificio?

Reinterpretazioni contemporanee dei classici in un caleidoscopio allegorico.

Le realtà parallele di Borges, le suggestioni metafisiche di Cortazar, i monologhi interiori di Puig lasciano tracce che l’autore sa rendere con una voce alternativa.

L’Uomo Solo, il Ragazzo, la Ragazza, testi da riscrivere, interviste mai fatte.

Scrittori amati, citazioni e interazioni in un’euforica danza di generi che si mescolano.

Dalla critica letteraria all’ironia e alla dissacrazione dello scrittore, dal realismo magico alla pop art, dal post moderno al ritorno alla struttura classica.

Infinite stanze da percorrere lasciandosi guidare verso una fioritura di novità linguistiche e stilistiche.

L’Argentina è il colore, la musica, la malinconia e l’incastro di suggestione.

È la sensibilità e la passione, la capacità di distanziarsi dalla narrazione, la fantasia nel proporre figure che nello sdoppiarsi esprimono la follia e la compostezza, le ombre e le luci.

“Un vero e proprio manifesto del romanzo contemporaneo”, nella prefazione di Vanni Santoni si trova quella mappa interattiva che bisogna seguire.

Buona lettura e, mi raccomando,  lasciatevi conquistare da ogni pagina, dimenticate chi siete e lasciatevi andare.

Vi perderete e vi ritroverete e certamente comprenderete quanto la narrativa possa colmare quei vuoti solitari e tetri di chi non riesce più ad immaginare.

 

“Le cose imperfette” Gianni Montieri LiberAria Editrice

“Quando non ci sei non dormo

quando non ci sei ho freddo.

È molto semplice, è tutto qui.

“Le cose imperfette”, pubblicato da LiberAria Editrice, ha continui rimandi ad un quotidiano essenziale, fugace come una stella cadente.

Presente tra cartelloni pubblicitari e tram che corrono indifferenti.

Un giubotto di pelle, la copertina di un libro, villaggi cancellati, impalcature: la dispersione di un presente carico di nostalgia.

“Il tuo mattino disperso

ricomposto in coda al mio.”

Sussurri poetici, voci che si intersecano in una geografia intimista dove l’oggetto si sublima e segna il calendario individuale.

Il niente da rimpire con gesti che si consumano stremati, il bisogno di cercare gli strappi, “il difetto della trama.”

Nel verso di Gianni Montieri niente è scontato e un pulviscolo magico trasforma ogni futilità in vita da osservare.

Carnale, carico di odori e colori il testo è l’album di minuscole ed essenziali verità.

Il tempo come inciampo, inutile spreco di occasioni.

“Cucirsi le labbra sopra

e sotto, l’ultima maniera

di comunicare, usarsi

come un monolite di silenzio.”

Si sente l’ afflato emozionale di una scrittura che esce dai canoni del già detto per immergersi in una sperimentazione stilistica e formale.

Roma, “sirena che spiega sull’acqua nulla di nuovo lungo il fiume opaco”, Milano sfumata in un’immagine che restituisce il senso un’assenza.

“Lo conosci il peso dei giorni?

a volte è quasi niente, lieve

più di una piuma.”

Un invito a continuare ad osservare, a difendere la meraviglia nella “consapevolezza che i giorni a venire dipendono dalla nostra immaginazione.”