“La lavoratrice” Elvira Navarro LiberAria

“Per me il presente è l’eternità”.

“La lavoratrice”, pubblicato da LiberAria, è specchio di un tempo che ha ucciso il futuro.

Si annaspa cercando solidità e inventando soluzioni per rattoppare i buchi dell’anima.

La solitudine si solidifica in strati di gelo e la mente vaga in abissi senza confine.

È la perdita dell’identità mentre l’indifferenza diventa unica protezione.

Già il titolo fa intuire lo scarto tra ciò che si vorrebbe fare e ciò che si è.

Pulviscolo di cenere, scarto che può accontentarsi di lavori precari, insoddisfacenti.

Si spegne la voglia di esistere ed è una lenta resa mentre la mente non regge alla sconfitta.

Due donne così diverse e così simili.

Nello squilibrio emotivo si trova una traccia comune, un nodo che può diventare pericoloso.

Susanna è un personaggio complesso, costruito ad arte.

In lei si rispecchiano più personalità che nell’affannosa ricerca del sesso sperimentano la sfida.

Toccare il fondo in appuntamenti che non placano la fame di amore e dimenticare il passato che traspare come un fango difficile da cancellare.

Elisa paga il prezzo di una cronica e diffusa incertezza occupazionale, vorrebbe aggrapparsi alla scrittura ma le parole sono pietre taglienti.

“I loro respiri, i loro corpi, erano troppo vicini.

Io stessa non mi sopportavo e volevo strapparmi in tanti pezzi.”

È come se i due personaggi fossero immersi in un stato gassoso e pur condividendo lo stesso appartamento non riescono ad abbattere le barriere della sfiducia.

Elvira Navarro, una delle voci innovative della letteratura spagnola, ha una scrittura che non filtra nè le ossessioni nè il disagio.

Offre una prospettiva aperta permettendo al lettore di indagare la follia.

Male del secolo o semplice protezione?

Patologia o unica opportunità comunicativa?

Le strade buie, un vecchio carcere abbandonato sono i resti di una città che mostra la disintegrazione del tessuto sociale.

“Il mio tempo era scarso, volevo scrollarmi di dosso la viscosità delle giornate.”

Torna spesso nel testo la temporalità che è ingombro che offusca e confonde.

Il testo, suddiviso in tre parti, ha diverse intonazioni stilistiche, prende aria, si espande componendo una traccia che può essere letta come denuncia sociale e come provocazione al modello della società perfetta, sana, integra.

Ma esiste l’integrità o è solo una comoda anestesia?