“C’era una volta adesso” Massimo Gramellini Longanesi

“Soltanto la parola scritta viene ancora percepita come un incantesimo.”

Il sortilegio di riuscire a giocare con la paura e metterla all’angolo.

La capacità di trasformare l’esperienza del covid in occasione di crescita.

Il coraggio di alleggerire la tensione emotiva che stiamo vivendo regalando un romanzo dai colori tenui.

Rivivere il trauma del  lockdowon offrendo ai personaggi la possibilità di un’analisi spietata.

Costruire una commedia che attraverso l’ironia riesce a dilatare le emozioni, a renderle essenziali.

In un tempo in cui abbracciare è gesto proibito “C’era una volta adesso”, pubblicato da Longanesi, entra nella quotidianità.

Spalanca le porte della soggettività e ne coglie le discordanze.

È straordinario Massimo Gramellini nel dare voce ad un bambino che ci condurrà all’interno della narrazione.

La genuinità di una storia che vuole farci uscire dalla visione di una tragedia che ci ha resi prigionieri di noi stessi.

Finalmente un libro che mostra attenzione all’infanzia che in questi mesi ha subito ed ha visto annullate le certezze.

Attraverso Mattia percepiamo la difficoltà dei nostri ragazzi a muoversi in un terreno che è diventato fangoso.

Rivediamo ingigantire le dinamiche familiari che, costrette in spazi comuni, non reggono il peso della condivisione forzata.

Osserviamo T’ansia e sorridiamo nel ritrovare in lei le nostre stesse ossessioni.

Conosciamo Andrei, padre maldestro che dovrà riconquistare la fiducia del figlio.

“L’unica impresa che fino a quel momento gli era riuscita davvero bene era stata scappare.

Soprattutto da me.

Se n’era andato molto tempo prima, senza sprecare tempo a fornirmi spiegazioni.”

Ameremo nonna Gemma e anche per noi sarà “salvagente e aquilone.”

Ci affezioneremo a Carlo, il custode del condominio, che riusciva sempre a pensare agli altri.

Nel condominio di ringhiera di Milano tra autocertificazione e distanziamento sociale, chiusura delle scuole e canti sui balconi “gli unici a rimanere senza sforzo dentro l’istante che stanno vivendo sono i bambini, gli innamorati e gli artisti, che in fondo altro non sono che bambini innamorati.”

Lo scrittore con un lessico lineare, privo di retorica ci ricorda “essere amati non è sufficiente. Bisogna sentirsi amati.”

 

 

@ALibri19 recensisce Mystic River Dennis Lehane Longanesi Editore

@ALibri19 recensisce Mystic River Dennis Lehane Longanesi Editore

 

“Dentro di me io lo so che ho contribuito alla sua morte…ma non so in quale modo.”

Nella periferia americana degli anni Settanta dove i ragazzi si ritrovano e trascorrono il loro tempo ancora per strada si consuma un evento che vedrà il suo epilogo tragico solo molti anni dopo.

Il Tempo allora diventa il contenitore emotivo dove far maturare vendetta e odio, rancori e commiserazione, legami e distacchi.
Mystic River di Dennis Lehane non si può definire neppure un noir vero e proprio perché l’ambientazione del quartiere periferico dove tutti conoscono tutti e tutti crescono insieme, generazione dopo generazione, sembra sovrastare la struttura narrativa e imporsi come unico elemento guida per il lettore.

In un contenitore sociale e collettivo che sembra sprangato al mondo esterno si consumano tragedie e drammi che il mondo al di fuori non può comprendere e che quindi non riesce neppure a giudicare tanto assurdo è il percorso che porta alla catastrofe.
Tutto parte un giorno del 1975 a East Buckingham, dove Sean, Jimmy e Dave stanno facendo a botte in mezzo alla strada. Qui vengono avvicinati da una macchina con a bordo due presunti agenti della polizia. Uno dei due uomini, dopo aver fatto una ramanzina ai tre, intima a uno di loro, Dave, di salire in macchina. Dave obbedisce ma da quel momento per quattro, terribili giorni, scompare e il suo sguardo colmo di terrore rimarrà impresso per sempre nella mente degli altri due.
Cosa è successo a Dave in quei terribili giorni che gli hanno cambiato la vita per sempre?
Venticinque anni dopo quel tremendo e disgraziato episodio sconvolgerà ancora la vita dei tre amici quando la figlia di Sean, Katie, verrà ritrovata brutalmente assassinata in un parco e un destino maledetto riunirà di nuovo i tre amici in un epilogo di vendetta e di morte.
Mystic River, il romanzo di Lehane e non il film di Clint Eastwood del 2003, affronta in maniera molto più lucida e tragica della pellicola la parte emotiva di una società americana spesso ignorata dai più: quella della periferia fatta essenzialmente da una classe operaia che sembra subire più di tutti le oscillazioni dell’economia e della crisi del lavoro e dell’occupazione.
Lontani, così, dai quartieri lussuosi abitati da signori che guadagnano cifre a sei zeri, i protagonisti di Lehane sembrano più vicini ai personaggi dei romanzi di Dickens, costantemente avvolti da un’aurea di sfortuna che prima o poi inevitabilmente finirà per fagocitarli.
Questo realismo rende il noir ancora più intenso e permette al lettore quello struggimento emotivo che gli fa apprezzare in egual modo la tensione del racconto e la psicologia di tutti i personaggi.
Buoni e cattivi in Mystic River sono costruiti, infatti, con la medesima cura e attenzione da parte dell’autore che più che descriverli li rende reali fino allo spasmo.
Lehane è considerato, con una bibliografia di tutto rispetto dove i lettori possono trovare titoli di successo come Shutter Island, uno dei maggiori autori di crime fiction.

Un genere che sembra vivere una seconda giovinezza soprattutto tra i lettori più giovani. E probabilmente a loro è dedicata la nuova pubblicazione di Mystic River edita da Longanesi e uscita lo scorso 20 febbraio nella nuova traduzione di uno dei thrilleristi italiani più bravi di questa generazione, Mirko Zilahy.
Insomma, un romanzo da avere assolutamente nella propria libreria.

Agenda Letteraria del 15 giugno 2020

 

 

“La mia vita è sempre stata limpida fin nelle sue profondità, fino a farmi sentire, a volte, trasparente.

I pensieri erano soliti guizzare sulla superficie, increspandola in sorrisi o cipigli. Mai, prima d’ora, li ho esiliati nel fondo del mio essere, talmente segreti da diventare insondabili anche per me.

Vedo solo ombra e non scorgo me stessa, ma forse quell’ombra agitata e incompiuta sono io.”

“Fiore di roccia”  Ilaria Tuti  Longanesi Editore