“Victoria” Knut Hamsun Lindau

 

Knut Hamsun, premio Nobel per la letteratura nel 1920, può essere definito lo scrittore degli amori impossibili.

Ripercorrendo le sue opere la distanza tra il sentimento e la sua  realizzazione è costante.

C’è sempre un impedimento, una prova mai superata.

In “Victoria”, pubblicato da Lindau, i due protagonisti, di diverse estrazioni economiche, sono logorati da convenzioni sociali, costretti a mettere a tacere i più intimi impulsi.

È come se lo scrittore volesse prendere le distanze dalla visione idilliaca che lui stesso descrive.

“Che cos’era l’amore? Un vento che sussurra tra le rose, no, una gialla fosforescente nel sangue”, un anemone che si schiude a un  soffio e muore solo se sfiorato”.

A questa imbastitura romantica si oppone la natura ribelle dell’autore.

Considerato “l’eterno girovago” nella scrittura mantiene lo spirito intraprendente e forse la trama è solo un aggancio per ritrovare quella sintonia con la Natura, quella necessità di esserne parte.

Le similitudini, gli scorci paesaggistici, le atmosfere rarefatte ricordano “Pan”, romanzo che ebbe molto successo.

Ogni libro ha però sfumature poetiche differenti, figure ben delineate, un linguaggio che nel dialogo mantiene compattezza e visioni oniriche di grande impatto estetico.

Di questo racconto breve resta il calco leggero di chi sa ricomporre fiabe riproponendo l’estasi di un Eden raggiungibile.

“La piccola commedia” Arthur Schnitzler Lindau

 

“Questi modi, questa vacuità, questo istupidimento, no, no, no! …

Donne e uomini mi disgustano allo stesso modo.

Profumi e calze di seta, non sono tutto, anche se sono tutto quel che c’è!.”

Alfred von Wilmers è uno dei due personaggi di “La piccola commedia”, pubblicato da Lindau.

Un’asprezza nei confronti della società dettata dalla noia, che infido specchio, rivela la mediocrità della società del tempo.

“Desidero un cambiamento grandioso, uno qualsiasi.”

Josefine Weninger è l’altra voce narrante, nelle sue parole affidate alle lettere scritte ad un’amica cogliamo una personalità frivola, desiderosa di dare una svolta alle sue giornate dopo la fine di un amore.

I monologhi interiori di entrambe le figure mostrano spigoli e contraddizioni, ma hanno il pregio di svelare anche i pensieri più intimi.

Arthur Schnitzler nel racconto breve riesce a mettere in luce i lati oscuri della relazione amorosa attraverso una analisi che si rivela brillante e divertente.

Mostra il bisogno di novità che spinge l’essere umano a non scivolare nell’abitudine.

Inventa una trama complessa affidando a poche frasi quel decadentismo che lo accompagnerà negli altri scritti.

L’incoscio viene penetrato e vissuto mentre tutte quelle che sembrano certezze vengono demolite.

Forti sono le similitudini con “Doppio sogno”  nella sintassi compatta, nella crisi della coppia borghese ma soprattutto….

Leggendo scoprirete che la finzione è la necessità di trovare una nuova identità.