“L’ingrata” Dina Nayeri Feltrinelli Editore

 

“La storia di ognuno inizia con una storia, la prima goccia di un fiume che scorre impetuoso.

Potete considerare queste vite un diversivo, una forma di educazione oppure una minaccia alla vostra stessa esistenza. Dipende da voi come ascoltare queste voci. Usate tutto il vostro sapere per smascherare ogni passo che vi suoni falso.

Siate il torvo funzionario dell’ufficio richiedenti asilo. O, se preferite, leggete queste storie come una scatola di lettere provenienti da un luogo di morte, messaggi da un’altra epoca che abbiamo riportato alla luce convinti del loro valore.

Perché i morti non vogliono niente da noi.”

“L’ingrata” è una testimonianza che tutti dovrebbero leggere per comprendere cosa significhi essere costretti ad abbandonare il paese d’origine, perdere identità e diritti e diventare invisibili.

Dina Nayeri racconta l’infanzia in Iran, il bigottismo delle scuole musulmane, il senso di smarrimento nel non poter scegliere un credo religioso.

Il velo che copre non solo la pelle ma anche sogni e ambizioni.

L’ oppressione fisica e mentale, i numerosi arresti della madre, convertita al cristianesimo, l’infanzia negata da una guerra insensata.

“La fuga è pura adrenalina.

Un tuffo nel vuoto, il falò in cui gettare la tua vita passata, l’uccisione del tuo vecchio io”.

La scrittrice non si limita a rivedere la sua storia, unisce insieme le voci di altri esuli, provando a farli uscire dall’anonimato.

“Cos’è cambiato in questi trent’anni?

È in corso un ripensamento globale.”

Urge capire le radici dell’odio, la paura verso coloro che arrivano da paesi stranieri.

“L’America non è più l’America e l’Europa sta facendo la stessa fine: queste nazioni, un tempo cristiane, hanno rinunciato a ogni senso del dovere in favore dell’egoismo e dell’istinto tribale.”

Ma la domanda che coinvolge tutti noi è di una lucidità sconvolgente.

Quando e come si può essere accettati, quali passaggi per sentirsi ovunque a casa?

“Dopo decenni dedicati a trasformarmi sono ancora una profuga?”

Carità e accoglienza, attesa e impazienza, uomini e donne che tornano ad essere umani.

Un testo intenso che forse ci impedirà di pronunciare parole come “invasione, inondazione, sciame.”

Se riusciremo ad ascoltare con cuore libero l’autrice subiremo una trasformazione che ci renderà migliori.

“Mia figlia è il mio rimpatrio. Lei è il sapore di casa. Posso crescere con lei, portarla con me dovunque vado. Probabilmente lei sarà libera di tornare nel suo luogo di nascita per tutta la vita, anche se ciò non significa che non sarà mai una straniera, qui o altrove.

Il suo futuro è un luogo straniero, come tutti i futuri. Ma ogni profugo si mette in cammino al buio, non sa quale strada imboccherà – anche Elena percorrerà la propria strada.

Ci allontaniamo dai luoghi sicuri della nostra infanzia. Non si torna indietro. Come le storie, i villaggi e le città crescono, si spopolano, si mescolano gli uni con le altre.

Tutti noi siamo migranti dal passato e la patria vive nella nostra memoria, dove la custodiamo gelosamente, fingendo che sia sempre la stessa.”

 

 

Agenda Letteraria del 22 febbraio 2020

 

“In un campo profughi le storie sono tutto.

E tutti ne hanno una, essendo scampati dalle grinfie di un incubo.

Tutti oziano, non potendo lavorare o andarsene, facendo ora i conti con un nuovo posto al mondo.

Tutti sono stranieri, bisognosi di essere inseriti.”

 

Dina Nayeri “L’ingrata” Feltrinelli Editore