“L’invulnerabile altrove” Maurizio Torchio Einaudi Editore

 

 

“Perché il mio presente è abitato, prosciugato dall’altrove?

Perchè in una parte della mia testa si è fatto posto per un pezzo della tua?

Una voce accompagna le mie giornate e le distrae, le dirotta.

Le incanta.

Senza una colpa, senza un merito?”

Due figure femminili si incrociano nella terra delle storie impossibili.

Anna viene dal passato e si è insinuata nei pensieri dell’altra donna.

I loro dialoghi sono serrati, intensi, a tratti laceranti.

Ognuna si offre all’altra in completezza, in un perverso gioco di parole segrete.

Non c’è spazio per il riserbo nella labirintica rete dei pensieri.

Difficile trovare formule per definire e delimitare “L’invulnerabile altrove”, pubblicato da Einaudi Editore.

Un romanzo profondo che sa cogliere l’abisso nel quale ci rifugiamo.

Si assiste allo smantellamento del pensiero fugace che si disintegra senza lasciare traccia.

Finalmente ci si riappropria dei giochi mentali, esercizi essenziali per comprendere la nostra complessità.

Si può immaginare una rielaborazione del doppio e in alcuni passaggi questa percezione sembra esatta.

Credo che Maurizio Torchio abbia ben altri obiettivi.

Vuole scardinare la nostra idea del Prima e del Dopo inventando un linguaggio figurato che unisce e non divide.

Nei dialoghi serrati si impara il confronto con la diversità, si cerca il contatto che è impalpabile e trasfigura la materia.

Il corpo è accessorio rispetto alla potenza delle elaborazioni costruite grazie alla fantasia.

La bravura dell’autore sta nel farci visitare il luogo inaccessibile che è contiguo alla fine dell’esistenza.

Nelle descrizioni la presenza della sabbia è metafora di un costante cambiamento di stato.

Il presente è assenza di sguardi, è l’assordante musica di un supermercato, l’amore svogliato di un amante distratto, la palude che intrappola chi non si adegua alla normalità.

Torna spesso il verbo guarire. Da cosa e da chi?

“Per diventare origine del male bisogna restare, o tornare:

Cercare aiuto, lasciarsi curare, far respirare il tuo fiato a chi ne ascolta i lamenti.”

Mi piace pensare ad un finale aperto ad infinite interpretazioni.

Certamente abbiamo visitato il regno di un Altrove che ci era sfuggito.

Dopo “Cattivi” questa nuova prova letteraria scuote le coscienze, invita ad interpretare i sogni e le paure, spinge a sconfiggere le nostre vulnerabilità.