“Le madri non dormono mai” Lorenzo Marone Einaudi Editore Stile Libero

 

“L’unico modo di sfuggire alla condizione di prigioniero è capire com’è fatta una prigione”

Le parole di Italo Calvino scelte come esergo da Lorenzo Marone anticipano la qualità letteraria di “Le madri non dormono mai”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero.

Ambientato in un Icam, istituto a custodia attenuata per detenute madri, nasce dall’esperienza diretta dell’autore.

Si sente che la scrittura è frutto di lunga e prefonda meditazione, è sofferta, vivida, espressiva.

Entriamo in punta di piedi all’interno della struttura carceraria, impariamo i ritmi, sentiamo che questa storia diventerà nostra.

È quel dentro popolato da fantasmi, da incubi, paure.

È il passato che ritorna con il suo carico di errori e di violenze subite.

È la faccia oscurata di quella fetta di umanità che sconta i suoi errori, con rabbia, rassegnazione, impotenza.

È Miriam e l’incapacità di fidarsi e affidarsi.

È Diego che a nove anni conosce già il rifiuto degli altri, l’esclusione e l’isolamento.

È Melina, fragile bambina che cerca “parole belle” per cambiare l’ordine del mondo.

È Amina fuggita dalla Nigeria, vittima di un sistema che la vuole schiava.

È Dragana che non crede “nei pensieri belli.”

Accanto a queste anime devastate si muovono altre figure in cerca di pace.

Miki e il demone del desiderio, Greta e una ferita da risanare, Antonia con la sua voglia di scappare dalla monotonia.

L’infanzia con i suoi tormenti lega insieme queste esistenze spezzate.

Si prova a cambiare, a credere negli altri, a cercare un abbraccio.

Ma c’è il fuori che è mostro pronto a ghermirti.

Napoli con i suoi contrasti, la violenza, l’arroganza e la mancanza di opportunità è realtà che non si può cancellare.

Ci si chiede come abbia potuto lo scrittore regalarci tanta poesia.

Dal dolore vediamo crescere fiori di speranza, luminarie che portano pace.

Ci sono frasi che si ha voglia di ricopiare perché descrivono con genuinità il Bene e il Male.

Raccontano la maternità che non ha bisogno di frasi e gesti, l’amicizia che annulla le distanze, la condivisione di sofferenze antiche.

E anche i silenzi sanno narrare, e le pause, i dialetti, gli sguardi.

C’è la coralità che diventa esperienza, la tragedia che si stempera nella lettera di un bambino che crede nel futuro.

Respiriamo l’amore universale, il desiderio di cambiare il destino, la voglia di ricominciare.

È inclemente a volte la vita ma ci lancia messaggi che non possiamo non interpretare.

Dedicato a “tutti i bambini sfruttati, invisibili, emarginati, schiavi.”

Dedicato a tutti noi che ci crediamo liberi.

La più bella prova letteraria di Lorenzo Marone, commovente, intensa, ritmata.

Complimenti e grazie!

Si impara tanto e si ha la certezza che quel dentro ci appartiene.

 

 

“La primavera torna sempre” Lorenzo Marone Feltrinelli Editore

 

“Il dolore ci fa fare cose che credevamo di non saper fare.”

Lorenzo Marone  racconta la nostra nuova quotidianità.

La pandemia impedisce ogni gestualità affettiva ma leggendo “La primavera torna sempre”, pubblicato da Feltrinelli Editore, ci sentiamo uniti da un destino comune.

Nella figura di Luce troviamo riflessi i nostri occhi gonfi di paura.

La sua umanità, il bisogno di rendersi utile mettono di buon umore, ci affidano la speranza che questa tragica prova riuscirà a far prevalere “la gentilezza”.

Pochi personaggi riescono a rappresentare con poche battute la necessità ad adattarsi, trovando equilibri forse precari ma indispensabili per sconfiggere l’nquietudine.

Accontentarsi di una videochiamata, di una chiacchierata dal balcone per riempire il tempo che si è fatto montagna insormontabile.

Imparare ad aspettare: una frase che arriva imprevista, ci fa sobbalzare.

Noi, abituati a modulare anche il pensiero al ritmo frenetico di un orologio, dovremmo fermarci?

L’autore indica la via scegliendo le parole, regalando esempi di resilienza.

Napoli deserta sembra una cattedrale che di notte accoglie il sussurro di una preghiera collettiva.

Un racconto breve che ci permette di riflettere sulle priorità e sul senso di comunità.

Mentre una rondine solitaria “scompare puntando il mare”, a noi lettori si imprime nella mente un forte senso di appartenenza.

Poter ricambiare l’affetto dello scrittore con una donazione al Cotugno di Napoli chiude il cerchio magico della parola che esce dagli scaffali e aiuta ad affrontare il dolore.

 

 

 

 

Recensione di Marina Rodriguez (@Maryhours) “Cara Napoli Lorenzo Marone Feltrinellie

Recensione di Marina Rodriguez
Twitter: @Maryhours

 

“Napoli è la città meno equilibrata del mondo”, scrive Lorenzo Marone nel romanzo “Cara Napoli” dedicato alla sua città natale.

Il libro è un reportage destinato a coloro che Napoli la vivono ogni giorno,ma anche una valida guida per quelli che vorrebbero uscire dagli stereotipi e conoscerla nel profondo.

Il testo è una celebrazione di una città ricca di storia, ma senza tralasciare di descrivere una realtà politicamente difficile da gestire.

L’idea del libro nasce dalla rubrica “Granelli” dell’autore su “La Repubblica di Napoli”, e coinvolge i mille pensieri che sono scaturiti dall’amore assoluto nei confronti di una città che vive cambiamenti ogni giorno pur rimanendo fedele a sé stessa.

Un’ avventura che si legge in poche ore e in quel lasso di tempo pervade un senso di nostalgia di ciò che poteva essere ma anche un briciolo di speranza per il futuro.

Intervista a Lorenzo Marone, autore di Inventario di un cuore in allarme” Einaudi Stile Libero

@CasaLettori dialoga con Lorenzo Marone, autore di “Inventario di un cuore in allarme” Einaudi Stile Libero

“Inventario di un cuore in allarme”, un titolo che incuriosisce. Cosa l’ha ispirata?

“La voglia di parlare di paure, fragilità, imperfezione, il desiderio di condividere il mio sentire. Parlo di me, ma in verità amplio lo sguardo a quelli che sono temi molto importanti nella società di oggi. C’è bisogno di questo, di partire da sé per poi saper leggere meglio ciò che accade intorno.”

 

Il libro si differenzia dalle precedenti prove narrative, il bisogno di ascoltare quella parte di sé nascosta?

“Questo libro è una ricerca, la mia personale ricerca di un modo di stare al mondo, di sentirmi utile per me e per chi mi è intorno, una forma di accettazione di ciò che siamo, dei nostri limiti di esseri umani, in un tempo nel quale si tende alla perfezione, alla crescita personale esasperata, al successo, all’onniscienza.”

 

Quanto è difficile mostrare le proprie paure?

“Io non lo trovo particolarmente difficile, però mi rendo conto che per molti lo è, che molti faticano ad aprirsi, a restare in ascolto di sé, e questo è un bel problema.”

 

“Coltivate il dubbio”, il filo conduttore della narrazione?

“Sì, e la curiosità, abbiamo bisogno di nuove generazioni di curiosi, avidi di conoscenza, coraggiosi.”

 

Ordine e caos, quale prevale?

“È tutto caos, e prima lo si capisce, prima si campa meglio.”

 

Ha dato corpo e voce all’ipocondria, un atto liberatorio?

“Per certi versi sì, anche se mi sono esposto parecchio.”

 

È la felicità ad intimorire o l’idea della sua effimera presenza?

“La felicità fa paura, perciò non ci fermiamo mai ad ascoltarci, per non sentirla, diceva Bufalino.”

 

Cosa le è mancato nell’infanzia?

“Ho avuto molti vuoti da colmare.”

 

Che approccio psicologico seguire per rimarginare le ferite?

“Ho fatto tanta terapia, ma l’ipocondria è un qualcosa con la quale alla fine devi convivere, volente o nolente. Di certo so per esperienza personale che gli psicofarmaci servono a poco.”

 

Napoli è poco presente, si è trasformata in uno stato d’animo?

“Napoli mi ha insegnato l’ironia, siamo una terra che da sempre combatte l’ipocondria con la profonda leggerezza.”

 

Come è riuscito ad intrecciare letteratura e filosofia?

“Sono un uomo curioso.”

 

La natura immutabile e la spiritualità, quali relazioni?

“Credo, ma faccio molta fatica. Sono un uomo spirituale, e la natura in ogni sua forma mi lascia stupefatto.”

 

È molto coraggiosa la consapevolezza della propria imperfezione, come immagina la reazione dei lettori?

“Non so, alcuni ci si identificheranno, altri probabilmente lo prenderanno come lo sfogo di un pazzo; ma non si parla di me qui, si parla di morte per parlare di vita, di tempo, di caos, destino, scelte.”

 

Non manca un sarcasmo pungente nei confronti delle cure palliative.

“Il cervello è una sfoglia di cipolla, diceva mio nonno.”

 

“La vita, una solitaria oasi nel nulla”, la scrittura riesce a colmare i vuoti?

“In parte, a volte è un aiuto prezioso.”

 

Quanto è cambiato come uomo dopo la stesura del libro?

“Sono lo stesso di sempre.”

 

Un messaggio a chi la leggerà?

“Fate buon uso del tempo.”

 

Progetti futuri?

“Sto scrivendo il nuovo romanzo.”

“Inventario di un cuore in allarme” Lorenzo Marone Einaudi Stile Libero

“Ho deciso di parlare di ipocondria, del mio rapporto con una fobia che mi toglie il fiato ogni giorno, perché penso che condividere le paure possa servire a destabilizzarle.”

Lorenzo Marone in “Inventario di un cuore in allarme”, pubblicato da Einaudi Stile Libero non ha timore nel mostrare le proprie fragilità.

Guardarsi allo specchio ed avere il coraggio di affrontare quella parte di sé indesiderata, fastidiosa, invadente.

“Questo non è un testo scientifico, perciò, se in quel che scrivo dovesse esserci qualcosa che non vi convince, coltivate il dubbio e mettetevi anche voi alla ricerca della verità, sempre che esista”.

Un gioco di società dove ognuno ha per pedine le proprie inquietudini, cambiano i nomi, i colori, le disposizioni sullo scacchiere improvvisato ma il punto di arrivo per vincere la partita è molto simile.

Non ci si sente soli e in questa solidarietà ritrovata si percepisce un bisogno celato, al quale l’autore riesce a dare una precisa collocazione.

Chiama per nome il disagio, si diverte a studiarne la sintomatologia, a cercare cause antropologiche e scientifiche.

“Siamo figli della Teoria del caos, secondo la quale ogni cosa è imprevedibile, imponderata, casuale.”

C’è una costante alternanza di vuoto e pieno, di fughe e ritorni nel tentativo di afferrare il senso del malessere interiore.

Il rapporto di coppia, la relazione con il figlio, il dialogo con Dio, l’incontro con il terapeuta: una visione introspettiva che sa associare il sorriso all’emozione.

I rimandi filosofici interconnessi alla trama costruiscono un testo completo dove l’esperienza personale si fonde con la ricerca intellettuale.

Leggendo con affanno, proprio perché  il processo di identificazione è forte, ci si sente confortati.

“Abbiamo bisogno di gusto, di garbo, di capacità di ascolto, di tenerezza”.

Grazie Lorenzo per averci accompagnati all’interno delle nostre ossessioni, di averlo fatto con rispetto e amore e di averci fatto intravedere una piccola luce.