“Notturno di Gibilterra” Gennaro Serio L’Orma Editore

 

Vincitore del Premio Calvino nel 2019, “Notturno di Gibilterra”, pubblicato da L’Orma Editore, è esplosivo.

L’omicidio del giornalista Edmundo Murchison Eresgarulla è pretesto per entrare nell’universo poliziesco e sgretolarne con intelligenza l’impianto narrativo classico.

C’è un ipotetico colpevole, lo scrittore Enrique Vila – Matas.

Ad indagare un detective “senza nome” e la sorella Soledad.

Due figure che si contrappongono mostrando atteggiamenti caratteriali che sfiorano il grottesco.

Protagonista assoluta è la letteratura in una rilettura originale.

“Il tempo come finitudine, l’incontro disumano con il concetto di tempo, stagioni dell’apocalisse, stagioni dell’anima”: sono tutte distorte invenzioni ormai superate?

Il giovane Gennaro Serio ci mette di fronte ad una domanda epocale.

Come deve cambiare la scrittura? Quali libertà concedersi?

L’autore sa maneggiare con cura riferimenti letterari, aneddoti, stili.

Nel testo fantasioso, sperimentare, libero dalla prigione del genere si percepisce l’impronta di autori come Bolano e Borges.

È nella libertà del costrutto, nella capacità di unire insieme più storie che rivediamo un nuovo Odisseo.

Un esploratore pronto a solcare nuovi mari, a trasformare l’esperienza culturale in materia viva.

La Catalogna e Gibilterra diventano due poli necessari a far intravedere il viaggio come spazio dilatato.

Un libro bello perché imprevedibile.

Un gioco che sa coniugare divertimento e innovazione.

 

 

 

 

Agenda Letteraria del 9 aprile 2020

 

 

“Non mette conto sapere se sono grasso, alto, oppure basso e smilzo, bruno, rosso, giallo. Non importa sapere se sono vecchio e prossimo alla pensione o giovane e alle prime esperienze con criminali sanguinari, né cosa penso dell’indipendentismo catalano o dove vado in vacanza.

Il mestiere che faccio lo si è già capito e uscire dal vago non serve a niente. Non ho niente a che vedere con i detective dei libri, e non ho niente a che vedere con i libri. Il mio lavoro non mi entusiasma e non mi deprime, non mi scoccia e non mi esalta.

Non sono violento né pacato.

Non vesto con cappelli o impermeabili da pagliaccio, non fumo pipe o sigari o sigarette americane, oppure, se lo faccio, non si nota perché non è un gesto scenico né un gesto letterario.”

Gennaro Serio  “Notturno di Gibilterra”  L’Orma Editore

“Acque strette” Julien Gracq L’Orma Editore

Ci sono luoghi visitati durante l’infanzia che si trasfigurato assumendo le forme di archetipi della memoria.

In “Acque strette”, il fiume Evré viene evocato come “cantuccio privilegiato”, entità animata da visioni che scandiscono un percorso fisico e mentale.

Diventa figura di un paesaggio culturale, quasi a voler segnare le tappe di un viaggio intellettuale.

Origine e fine sono negati, creando quella trama misteriosa che aggiunge fascino ma al contempo costruisce l’allegoria perfetta dell’esistenza.

“Si scivolava a un tratto in una zona di silenzio sottile, quasi in allerta.”

L’acqua e la foschia si stringono in un connubio poetico, un’abbraccio tra sopra e sotto che evidenzia il bisogno di creare l’armonia dell’universo.

In alcune pagine si ha la sensazione di vivere dentro un sogno, “in quello sfilare muto, incomprensibilmente maestoso delle due rive”.

“Il sipario occultante dei pioppi”, l’odore acre delle foglie, l’apparizione di un Maniero propongono “bizzarri stereotipi poetici che si coagulano alla rinfusa nell’immaginazione.

Il tempo si ferma in attimi di stupore e come controcanto le parole di Poe, Nerval, Balzac diventano unica voce smarrita di fronte a tanta bellezza.

Julien Gracq cura il linguaggio con una passione dirompente, costruisce delle suggestioni che lasciano senza fiato.

Fa percepire l’anelito alla libertà, la ricerca della purezza assoluta, lo studio di un ritmo mai uguale.

Con lui ci fermiamo alla “Valle senza Ritorno”, “un burrone, dal tracciato profondo e sinuoso”, e osservando la linea dell’orizzonte intuiamo che questo viaggio è stato unico e irripetibile.

Certamente rileggendo questa prosa che si alza e si protende verso il cielo troveremo e vivremo nuove emozioni, passaggi incantevoli che ci regaleranno pace interiore

“La carta del tempo” Marcel Aymé L’Orma Editore

 

L’immaginazione di Marcel Aymé non ha limiti.

Riesce a creare storie surreali costruite alla perfezione dove ogni tassello aggiunge alla fantasia una credibilità che disorienta il lettore.

La sua è una provocazione letteraria, la prova che nel racconto come nella vita tanti imprevisti possono mutare il destino.

A differenza di Queneau, al quale spesso viene paragonato, ha una visione critica della società.

Coglie gli spigoli polverosi e nascosti dell’animo e lo fa mantenendo un discorrere ironico.

“La carta del tempo”, pubblicato da “L’Orma Editore”, non è un “esercizio di stile”, la parola si muove sciolta e la forma diaristica accentua una struttura narrativa aperta a più interpretazioni.

La voce narrante, Jules Flegmon, scopre che il governo “per far fronte alla carestia e ottimizzare il rendimento degli elementi industriosi della popolazione” toglie ogni mese alle “categorie” considerate inutili giorni di vita.

Il protagonista, essendo uno scrittore, è “destinato ad una vita incompleta”.

La trovata geniale dell’autore è l’invenzione di una morte temporanea e nella scelta delle modalità si percepisce un richiamo alla prosa di Perec.

Perché viene consegnata “la carta del tempo” e quali sentimenti scatena?

“L’egoismo umano non sarà mai abbastanza stigmatizzato.”

Emerge un attacco spietato alla società capitalistica che non ha pietà per i soggetti non produttivi e al contempo si fa strada un vizio purtroppo tragicamente attuale.

Non c’è considerazione e spazio per la Cultura, considerata sorellastra da tenere a distanza, pericolosa perché fa pensare.

“La distinzione tra tempo spaziale e tempo vissuto è soltanto una fantasia filosofica.”

Un romanzo metafisico e sociologico, distopico e capace di deformare il reale, paradossale e autentico.

Un invito a specchiarsi nella palude delle proprie reazioni di fronte all’imprevisto.

Se ne scopriranno delle belle.

 

 

Agenda Letteraria del 30 marzo 2020

 

“5 luglio. Incontrato Elisa. Ahimè! Tutto è perduto e non ho niente da sperare.

Del resto non ha dubitato della veridicità del mio racconto. Può anche darsi che quell’evocazione l’abbia commossa, ma senza risvegliare in lei alcun sentimento di tenerezza o simpatia.

Mi è sembrato di capire che nutra un qualche sentimento per Maleffroi. In ogni caso la mia eloquenza è stata inutile.

La scintilla che è scoccata tra noi due, la sera del 31 giugno, era solo un caso, un ghiribizzo del momento.

Dopo tutto questo, che non mi si venga a parlare di affinità tra anime! Soffro come un dannato.

Spero di ricavare dalla mia sofferenza un libro che si venderà bene.”

 

Marcel Aymé  “La carta del tempo” L’Orma Editore

Agenda Letteraria del 28 marzo 2020

 

“Poteva dormire, lì era al sicuro, non v’era nulla che avrebbe potuto costituire una minaccia, era felice di ritornare alla villa, al giardino, la scuola era lontana.

Già, la scuola, anche quello era un luogo di pericoli.

A stancare Paul non era lo studio, e non temeva neppure gli insegnanti, il problema erano i compagni.

All’inizio lo avevano preso in giro e tormentato, mentre ora non si curavano quasi più di lui. Quando durante la ricreazione se ne andavano tutti in cortile, anche Paul sgattaiolava giù, si metteva di spalle contro un muro e osservava gli altri ragazzi che si azzuffavano.

Allora si ritrovava con le mani fredde, gli occhi gli si facevano grandi e pallidi come l’argento.”

 

Eduard von Keyserling  “Nell’angolo di quiete”  L’Orma Editore

Agenda Letteraria del 27 marzo 2020

 

“L’impedimento che mi frena mentre sono in procinto di reimbarcarmi sullo stretto fiume immobile non ha a che fare con il timore di rompere l’incanto di un ricordo.

Piuttosto proviene dall’impossibilità di ritrovare, da svegli, la luce senza nucleo di un sogno che magari si sarebbe in grado di ravvivare, e il suo ritmo, sempre cangiante pur senza intrattenere alcun rapporto con i concetti di velocità e lentezza.”

Julien Gracq  “Acque strette”  L’Orma Editore

“Vite coniugali” Bernard Quiriny L’Orma Editore

“Sedentari o nomadi, siamo tutti viaggiatori, di passaggio sulla Terra, in cammino verso la destinazione ultima.

Cosa cambia dunque se, durante il nostro soggiorno, trascorriamo il tempo a saltare da una parte all’altra del pianeta o se invece restiamo fermi in un posto?

Se la vita è un viaggio, non c’è bisogno di viaggiare oltre.”

“Vite coniugali”, pubblicato da “L’Orma Editore” dimostra che basta un buon libro per farci illudere di visitare il mondo.

La sorpresa consiste nelle mete proposte, non luoghi fisici ma visioni immaginarie, suggestioni bizzarre, situazioni surreali.

Ogni racconto parte da un fatto reale e si sfilaccia in una trama che vuole provare quanto imprevedibile sia la mente dell’uomo.

È come se ci fossero due strade parallele, in una troviamo un normale episodio, nell’altra un ribaltamento di prospettiva.

Visiteremo il paese dove gli abitanti non invecchiano e non muoiono, la città monastero, ci stupirà “il teorema dell’equilibrio” e cercheremo i nostri …sosia.

“Nasciamo nel punto A, vaghiamo altrove per qualche decennio e poi, inesorabilmente, torniamo al punto di partenza.”

Bernard Quiriny prova ad animare questa staticità e grazie ad una fervida fantasia entra senza timore nell’indefinito.

Trasforma una percezione in scrittura, argina e libera il nostro bisogno di evasione mentale.

Progetta in maniera simmetrica un universo capovolto dove tutto può essere possibile e si diverte a lasciare in sospeso il lettore.

Lo fa navigare verso altezze irraggiungibili, gli fa sperimentare uno sfasamento interiore e nel finale lascia aperte le conclusioni.

Come nella mente di uno dei personaggi, Malone”, dove “il disordine vi regna sovrano”, così è la struttura narrativa.

Ma è un disordine nel quale ci si sente a casa, si torna a provare stupore, e perchè no?

A credere che un pizzico di magia, una passeggiata nei giardini dell’assurdo potranno solo farci stare meglio.

 

 

 

Agenda Letteraria 13 gennaio 2020

 

“I diritti dell’uomo? Siamo in piena decadenza, lobotomizzati dalla tv, dalla paura, dal kitsch ovunque e sempre, siamo un Paese morto stecchito dal punto di vista culturale e politico, e ancora ci sono persone che guardano a noi nella speranza di sentire un autentico e profondo discorso di stampo umanista?

Valérie Manteau Il solco L’Orma editore