“Le case che saremo” Luca Molinari Nottetempo

 

 

Città distanti, spettrali amplificatrici delle nostre paure.

Piazze deserte, vaporizzate, quasi trasparenti nel ricordo di una sosta durante una passeggiata.

Strade che si ritirano in un letargo doloroso mentre noi, costretti dalla pandemia, osserviamo impauriti quel macromondo che non ci appartiene più.

“Le case che saremo: abitare dopo il lockdown”, pubblicato da “Nottetempo nella Collana “Semi” ci restituisce quella incertezza che sta affliggendo i nostri giorni.

“La casa è diventata un labirinto della mente.”

La curiamo, la osserviamo, la studiamo.

Ogni spazio è prigione e salvezza.

Ci si può accontentare di questi “frammenti autonomi”, monadi nel deserto dei nostri timori?

Che ruolo ha il paesaggio che circoscriveva e al contempo ampliava la nostra visuale?

Basta una finestra per immaginarsi il fuori?

Se prima le concezioni residenziali si accontentavano di proporci monovani come “celle monastiche”, oggi queste scelte devono essere corrette.

Sentiamo montare la ribellione, non amiamo più “la separazione”, la tranquillità del nostro fasullo nido.

Luca Molinari, critico, curatore 
e professore associato di Storia dell’Architettura Contemporanea presso 
la Seconda Università degli Studi di Napoli,  scrive un testo che ci pone di fronte ad un bivio.

È tempo di cambiare, di ripensare gli aggregati urbani, di provare a sognare una socialità che sia vicinanza di menti.

Sperimentando l’impossibilità di muoverci ci siamo accorti di rischiare l’individualismo, l’inaridimento dei pensieri.

“Siamo solo una piccola parte del sistema che ci ospita e basta un invisibile virus per inceppare la nostra scintillante macchina e il nostro devastante senso di onnipotenza da corridori all’ultimo miglio.”

Abbiamo bisogno dell’imprevisto, dello sguardo dell’altro incontrato per strada.

“Questo deve diventare un tempo di visionari coraggiosi e innamorati della realtà.”

Tanti i suggerimenti per costruire nuovi spazi abitati e nel leggere il testo i frammenti sognati dall’autore diventano nostri dandoci la forza di riscrivere “il nostro DNA di cittadini del mondo”.