“Tra corpo e anima” Ludmila Ulitskaya La Nave di Teseo

 

“C’è solo un principio frontale come in questo verso.

Non c’è nel proscenio un poeta.

E la sala è muta.

Cala il sipario.

Uno studio nero.

C’è forse qualcuno o nessuno davvero?”

Ludmila Ulitskaya predilige il ritmo sincopato a sviluppi tortuosi.

La sua scrittura è l’insieme di ritratti collegati tra loro dall’essenzialità della forma.

Figure femminili riprese nell’atto di vivere, ritagliate e sistemate nell’album dei ricordi.

Ognuna è ricoscibile grazie a un movimento sulla scena.

È lo spostamento che permette il cambiamento.

L’impercettibile balzo della coscienza nell’atto di scegliere.

“Tra corpo e anima”, pubblicato da “La Nave di Teseo”, attraversa lo spazio tra carne e spirito, tra desiderio e azione.

Ogni racconto nella compattezza della trama che incede con passo accelerato verso un nucleo centrale è fotografia ingrandita di una o più esistenze.

“Poi la strada svoltava, sinuosa, e si apriva una nuova veduta: prevista e inattesa.”

In questa miscela di opposti la struttura narrativa riesce a mostrare momenti contrastanti.

Ma la scrittrice non cede alla lusinga del conflitto.

Le sue donne sanno di dover attraversare un confine, ne conoscono i pericoli e le allettanti promesse.

Scelgono con un distacco che nasce dalla certezza che la libertà è l’unica carezza possibile.

“No, non aveva confini quel mondo così luminoso.

Si estendeva, sviluppava, avanzava, curvava.

Come una serpentina.”

Non ci resta che camminare lasciando per strada amori ingombranti, polvere di sogni inavvicinabili.

Un libro che si avvicina all’essenza dello spirito dialogando con quel Sè che ci fa prigionieri.

Forte, duro, intransigente e teneramente generoso nel donare il segreto della tenacia.

“Non le voglio diverse, io amo queste sventate, sapienti, sfacciate, fidate, ammalianti, fasulle, stizzose incantevoli e superstiziose, svampite idiote incallite che insegnerebbero anche agli angeli in cielo… Io vi voglio così – e così io vi sono all’altezza.”

Una danza di voci che nell’alterità sono esempi preziosi.