“L’ultimo movimento” Robert Seethaler Neri Pozza

 

Se in “Una vita intera” Robert Seethaler ha raccontato l’esistenza di Andreas Egger, vittima di un destino che si abbatte impietoso su di lui, nella nuova prova letteraria, pubblicata da Neri Pozza e tradotta da Roberta Scabelli, l’attenzione si concentra sulla figura di Gustàv Mahler.

Una scrittura come una carezza, raffinata, leggera, fortemente lirica.

Il libro si apre con un’immagine di una bellezza estrema.

“A capo chino, il corpo avvolto in una calda coperta di lana, Gustav Mahler sedeva in una parte a lui riservata del ponte di passeggio dell’Amerika, aspettando il mozzo.

L’oceano era una distesa grigia e inerte nella luce mattutina.

Non si vedeva nulla tranne i fuchi di mare, che galleggiavano in superficie in isolotti viscosi, e un bagliore piuttosto strano all’orizzonte che però, come gli aveva assicurato il capitano, non significava assolutamente nulla.”

Solitudine e sofferenza mentre il mare asseconda il flusso di pensieri.

Non l’uomo famoso ma colui che sa di essere arrivato alla fine di un percorso.

“Lui non aveva ancora cinquant’anni ed era già un mito: il piú grande direttore d’orchestra della sua epoca e forse di tutti i tempi a venire.

Eppure scontava quella fama con il dramma di un corpo che si consumava.

Non si era mai sentito sano.

Era una tara di famiglia: dei tredici fratelli e sorelle, sei erano morti in tenera età, tanto che il bambino Gustav poteva già essere definito un sopravvissuto.

Fin dagli anni della scuola aveva sofferto di emicranie, insonnia, vertigini, tonsille infiammate, emorroidi dolorose, stomaco irritabile, cuore irregolare.”

Fluttuano i ricordi e diventano presente.

La morte dell’amata figlia, l’abbandono della casa, l’infanzia tormentata da un susseguirsi di patologie, il viaggio a Parigi.

Cartoline che sfumano e si confondono con il volo degli uccelli.

E poi lei, Alma, la donna di una vita.

Giovane, bellissima, presente con discrezione.

Il rimpianto per una giovinezza mai vissuta a fondo, solo la musica, la ricerca di perfezione.

Non sono gli applausi e i riconoscimenti ad interessarlo, lui vuole comporre.

Crede nel messaggio trasmesso attraverso le note, sente che solo così si può sentire vivo.

“Lavorare significava continuare a rimetterci mano.

Spesso, appena terminate le sue opere, le aveva di nuovo scartate, cancellate, stracciate, per ricominciarle subito da capo.

Il genio creatore, di cui si parlava di continuo all’Opera e nei circoli artistici viennesi, si manifestava per lo piú per suggerire immagini false e idee sbagliate.

Lui preferiva piuttosto affidarsi al proprio udito e ancor piú alla propria costanza. Bisognava prestare ascolto alle cose.”

Robert Seethaler non ci restituisce il mito, vuole regalarci il personaggio con le sue paure e le sue fragilità.

Che ha amato sempre con il timore di cedere troppo poco, che ha sognato una madre perduta, che nelle città visitate e nei teatri ha sentito sempre il gelo del proprio cuore oppresso.

Una storia bellissima che la musica amplifica e sulla scena le utime percezioni e la preghiera di non essere infelice.