“Riaffiorano le terre inabissate” M. John Harrison Atlantide

 

 

L’evoluzione del romanzo contemporaneo porta a “Riaffiorano le terre inabissate”, pubblicato da Atlantide e tradotto da Luca Fusari.

La letteratura è esplosione di innovazione e di tracce arcaiche.

Nella ombreggiatura del tempo storico sono evidenti i tratteggi caratteristici di un oggi nuvoloso, compresso, instabile.

Londra è rappresa in un magma indefinito con contorni che si espandono in periferie incolori.

In questa inconsistenza fisica sembra di vivere in un pianeta alternativo dove si assiste al disfacimento della volontà.

La lenta, graduale perdita di una “normalità”imposta.

Shaw è simbolo dell’uomo del Terzo Millennio ed osservandolo ritroviamo movenze che conosciamo bene.

Gli sfugge il senso della vita e delle cose, scivola nel gorgo di sogni che potrebbero essere riflessi di inconsci desideri.

Si muove per le strade cercando tra la gente il bandolo di certezze che non gli appartengono più.

Nei compagni di avventura si percepisce la stessa smania a volersi aggrappare a suggestioni fantastiche pur di sfuggire dal caos interiore.

Victoria con i suoi segreti ha la consapevolezza “di non essere sana”.

Ne è felice perché il suo estro, i pensieri storti e deviati sono il suo punto di forza.

Nell’evoluzione di una trama che in alcuni tratti è labirintica si sente che si sta varcando un limite.

I generi letterari si intrecciano come per magia e coinvolgono in un’avventura che è anche sensoriale.

Si sperimentano binari che entrano nel mondo della fantascienza per uscirne con disinvoltura attraverso una deviazione che ha colori psicologici.

M. John Harrison ci regala un testo dove perdersi e ritrovarsi.

Ci fa amare i giochi di parole, le infinite metafore, gli spunti antropologici.

Mostra il lato oscuro dell’umanità e lo fa quasi con ironia.

Smonta con intelligenza il mito del vincente dimostrando che solo dai gorghi e dai pantani possano riaffiorare luoghi e idee inesplorate.

Conosce la perfezione sintattica e stilistica e nel costruire la frase manipola le parole, le rende vive e malleabili.

Ha il coraggio di scrivere: “Forse non ho mai capito chi sono.”

Un invito a seguirlo in questo viaggio che ci restituisce la voglia di leggere gioielli narrativi.