“Magnificat” Sonia Aggio Fazi Editore

 

“E ancora più a lungo camminerai per sfuggire al fiume, illudendoti che basti distogliere lo sguardo dalla sua superficie scintillante, ignorando gli argini interrati che calpesti, le vene di sabbia che ti avvolgono.

Ovunque andrai, lo porterai con te.”

La potenza misteriosa dell’acqua, il gorgoglio tumultuoso, l’instabilità degli argini: la Natura  esprime la sua forza, fa sentire la sua voce e nel turbinio della tempesta lancia messaggi che solo pochi possono decifrare.

Riprendendo antiche leggende legate al Po Sonia Aggio scrive un romanzo conturbante.

Alla sua prima prova letteraria mostra competenza storica del Polesine, fantasia spiccata e un linguaggio molto legato ai suoni e ai colori.

Dal campo di grano, alle sfumature del cielo, ai sanguigni tramonti il territorio scandisce una mappa che non conosce limiti spaziali.

“Magnificat”, pubblicato da Fazi Editore, crea assuefazione.

È tanto forte la tensione emotiva che il lettore segue il flusso narrativo come irretito.

Due ragazze in un piccolo Borgo, Nilde introversa e timida, Norma “selvatica, infelice, disperatamente bella.”

Entrambe hanno subito un forte trauma: la morte delle mamme durante i bombardamenti sui ponti del Po.

Mentre la prima cerca nel ricamo quell’equilibrio che è stato frantumato, Norma inizia a comportarsi in maniera strana.

Passa le notti fuori casa, torna ferita e con gli occhi sgranati.

Qualcosa di soprannaturale sta accadendo, ne possiamo cogliere segnali mentre l’atmosfera si tinge di mistero.

È difficile decifrare l’angoscia vissuta dalla giovane ma si intuisce che sacro e profano stanno attraversando il testo.

La scomparsa di una ragazzina, il corpo ritrovato senza vita, il dolore di una comunità e sospetti che diventano macigni.

L’autrice ha grande abilità nel far rivivere l’alluvione del fiume, una montagna che devasta e distrugge mentre si tenta di fuggire.

E le grida delle bestie, la follia di una forza sovrumana.

In questo contesto niente è più certo, solo confusione mentre il legame tra le cugine subisce un arretramento.

Chi si salva e chi si sacrifica in nome di strani e inquietanti inviti che sconvolgono la mente.

Si può naufragare quando il passato non viene metabolizzato, quando la mitologia prende il sopravvento e la ragiona si inabissa nei vortici profondi di un dolore sconfinato.

Forse avverrà il miracolo e “vicino e lontano, passato e presente” potranno ricongiungersi.

Un finale aperto che fa immaginare presenze in una vertigine di suggestioni.