“La veglia a Benicarló” Manuel Azaña minimum fax

 

“Un ex ministro un avvocato uno scrittore un dirigente socialista un propagandista.

Tra questi personaggi nasce il dialogo sui temi politici storici morali esistenziali che la guerra civile drammaticamente propone.”

La prefazione molto incisiva di Leonardo Sciascia ci invita a leggere “La veglia a Benicarló”, pubblicato da minimum fax, come una rivisitazione storica della guerra civile in Spagna.

Il testo si sviluppa attraverso fitti dialoghi che costruiscono un incessante flusso di coscienza.

Pur nella diversità delle posizioni degli interlocutori il nucleo centrale della narrazione parte da una visione critica degli eventi che  devastano la Nazione.

Ognuno espone la sua esperienza, evoca il dolore per la perdita dei propri cari, cerca di ricostruire pietra dopo pietra non solo gli aspetti evidenti del conflitto.

Il ragionamento esplora i tanti sentieri della Ragione ed è questa esaltante analisi a rendere il testo un manifesto attualissimo.

Siamo coinvolti tutti di fronte agli interrogativi che arrivano puntuali.

Qual è il ruolo dei principi morali?

Si può restare ai bordi mentre si stanno decidendo le nostre sorti?

Siamo certi di poter intervenire per fermare la follia di pochi?

“Gli uomini come noi, il mondo li annienta.

Siamo di troppo dovunque.

Il processo di eliminazione si compirà, poco importa il modo.

Le leggi della storia?

Bene.

Ma la storia è una stupida azione.

Aliena, se non addirittura contraria, all’intelligenza umana.

L’uomo ne ha coscienza, ne soffre; e niente di più.”

Una frase apocalittica che anticipa la sorte del singolo; mi piace pensare, alla luce dello sviluppo della trama, che il canovaccio sia una potente provocazione.

Anche rispetto alla ricerca della libertà e della giustizia le argomentazioni si intecciano.

Manuel Azaña non impone una sua logica, ci permette di ascoltare e scegliere.

Forte è la pietas per l’umanità sifferente mentre cresce la consapevolezza che non ci saranno vincitori e vinti.

“Nelle passioni che hanno alimentato questa guerra avverto una ostinazione esasperata, una confusione frenetica, un risentimento irreconciliabile.”

È questa la scrittura che fa la differenza: immediata, scandita da pochi ed essenziali fonemi.

E nel finale forse capiremo cosa ha spinto l’autore a decodificare il senso di comunità.

Una scenografia eccellente e veloce, da leggere e far leggere.