“Il prigioniero dell’interno 7” Marco Presta Einaudi Editore

 

“Non esiste sensazione più pericolosa nella vita che sentirsi al sicuro.

Magari hai poco più di quarant’anni, fai un bel lavoro, guadagni bene, stai cominciando a metterti comodo.

Cosa può succederti?

Un’epidemia globale.”

L’ironia di Marco Presta è spiazzante, dissacratoria e molto pungente.

Rivedere insieme a lui il periodo del lockdown è esercizio utilissimo per riavvolgere il nastro di un presente prossimo, confrontandoci con le paure, gli scoramenti, l’impotenza.

Ci aiuta a rileggerci per capire se e quanto siamo cambiati.

Ci invita a studiare la nostra cara Italia con i suoi tic, le frustrazioni, i malesseri esistenziali che sono stati amplificati dal virus.

I canti sui balconi, la ritrovata appartenenza alla patria, le code ai supermercati per accaparrarsi il superfluo, l’incredulità di fronte al ribaltamento della realtà sono descritti con una verve narrativa brillante.

L’autore registra il quotidiano traballante, sottolinea la difficoltà di vivere in spazi ristretti, coglie il lato sarcastico permettendoci di fare un bell’esame di coscienza.

“Non succede niente, assolutamente niente, vivo dentro una bolla e dal mondo esterno non arriva alcun rumore.”

È quel niente che pesa come un macigno trasformando il tempo in un nemico, la città in luogo proibito, le amicizie in potenziali cause di contagio.

“Il prigioniero dell’interno 7”, pubblicato da Einaudi Editore, arriva in libreria nel momento giusto quando tutto ciò che ci è capitato sembra un sogno sbiadito.

Invece è proprio questa la fase del ripensamento e questo delizioso romanzo è il compagno ideale.

Le prospettive temporali si sono allontanate ma restano le ferite che bisogna curare.

Il protagonista è un giornalista sui generis, costruisce articoli cercando tra notizie che sembrano inverosimili ma danno il senso dell’epoca attuale.

Viene spontanea la domanda sul ruolo e sulla funzione sociale della carta stampata.

Gli argomenti di riflessione non mancano.

Molto interessante lo sguardo disincantato sull’amore e sulla capacità di vivere la coppia con consapevolezza.

E poi ci sono i fragili, coloro che non sanno difendersi, anziani che hanno perso le coordinate e vagano come fantasmi, soli, troppo soli.

Le donne che premono per conquistarsi spazi di libertà o subiscono silenziose le furie di mariti disperati.

Le madri capaci di ricattare affettivamente, perennemente abbarbicate alla convinzione che la famiglia è un vincolo e una catena.

I vecchi amici e le nuove conoscenze, la condivisione di un sorriso sulle scale, il bisogno di difendersi dall’altro e la innata spinta a conoscere il prossimo.

“Sui social, straordinaria lente di ingrandimento della vacuità umana, reggimenti di crostate e ciambelloni,  tipi che fanno ginnastica in tutina e retorica a prezzi popolari.

Bisogna stare attenti, la stupidità altrui può provocare dei danni enormi, primo fra tutti farci trascurare la nostra.”

Bisogna rassegnarsi, in questo affresco contemporaneo ci siamo tutti.

E allora è il caso di scoprire a quale personaggio siamo simili.

Buona lettura!