“Non tutto è dei corpi” Giorgio Luzzi Marcos y Marcos

“Parlare di esistenza pensare resilienza

Nutrirsi per esistere è il modo di persistere

Distogliersi o dissolversi nell’alibi di un vino

È come opacizzare lo specchio del destino.

Ho conosciuto tempi di vento e di evasioni

Di amori e di illusioni e di cortei sonori.”

Le parole hanno cadenze musicali e nella composizione del verso creano assonanze e dissonanze.

Un concerto strano dove quello che conta è il contenuto del testo, la necessità di comunicare.

“Non tutto è dei corpi”, pubblicato da Marcos y Marcos, è un gioco fonetico, la sperimentazione di un linguaggio innovativo.

“Non La allettano i verbi sommersi?

Mi tallonano i versi e i dissesti.”

Nel costrutto delle frasi si ha la sensazione di scalare una montagna, arrivare in cima e sentire il brivido dell’insondabile.

La tensione nell’affacciarsi al Nulla, ritrovarsi “dentro un teatro festoso un atterrito evaso.”

Irreale che si fa tangibile grazie alle visioni oniriche e alla realizzazione di paesaggi che franano e debordano dai confini dello spazio.

“C’è una folla che aspetta

Con coperchi e fucili

Silenziosa ed enigmatica

Non sarà consentito di evitarla.”

Si procede incontrando miraggi, “gentildonne stinte da stoffe a paralumi azzurrochiari”, voci acute che incantano e distraggono.

Giorgio Luzzi cerca quel silenzio interiore che è incontro con il sè ma “il tempo procede tra orologi scompagnati.”

Vorrebbe che i sogni fossero protetti da limpide teche e che i versi si disperdessero nell’aria afosa.

Il tempo è una tagliola che ferisce e distrugge.

Resta la Memoria, eterna Signora a danzare in una notte piena.

“Ma ora prendi fiato

Prova a dimenticare”

Accettare un mondo che ha perso l’Io,  un mondo dove girovagare senza meta, cercando di raggiungere “la inquietante unità tra morte e vita”.

 

 

“Swing Low” Miriam Toews Marcos y Marcos Editore

“Il mio cervello è ancora ingolfato.

Volevo scrivere di me bambino ma… indietro, avanti, indietro…ingolfato.”

“Swing Low”, pubblicato da Marcos y Marcos e tradotto da Maurizia Balmelli, è viaggio nella psiche di un uomo.

La ricostruzione di un’esistenza segnata da una psicosi maniaco depressiva ma la malattia è solo una delle tracce di un romanzo meraviglioso.

Nelle pagine che alternano presente e passato emerge la sfida di ognuno di noi.

Il bisogno di razionalità lotta con l’incessante lavorio mentale di chi non sa perdonarsi.

L’alcolismo della madre, la carenza affettiva dell’infanzia sono strazianti tasselli di un distacco dalla realtà.

L’introspezione è profonda, dolorosa e tenerissima perché ogni frase è frutto di una ricerca spietata di normalità.

Miriam Toews nel cercare di comprendere il padre e il suo ultimo gesto disperato gli offre il ruolo di narratore.

Atto di amore che non è solo sentimento di figlia.

È cedere parte di sè, consegnare al genitore il diritto di esserci, di uscire dal bozzolo scuro nel quale è stato confinato.

“Il baratro.. quel luogo dove l’ottimismo precipita.

(Mi spiace.)

Sto cercando di essere preciso.

Sto cercando di mettere per iscritto i fatti.”

Tradurre in parole i giorni e le ore mentre la memoria si sfalda e non sa trovare i ricordi.

Figura sempre presente è Elvira, moglie, compagna, ancora di salvezza.

L’impegno come insegnante, la passione che rende la scuola il luogo della speranza.

Tante le simbologie che aprono spiragli di luce, che invitano a cercare sempre approdi quando il terreno sta franando.

“Ho passato la vita a leggere biografie di donne e uomini famosi, perlopiù politici e giornalisti, e quelle storie di vita contribuiscono a dare un vago contesto, nonchè ispirare la mia.

Mi danno qualche dritta sul vivere, sugli obiettivi per cui combattere, sulle insidie da evitare, mi insegnano la vita.

Li ammiro.”

Modelli da imitare per scappare dalla follia, aggrapparsi con forza a chi può indicare la via.

Un testo fortemente educativo non solo perchè si accosta alla patologia mentale con rispetto e coraggio.

È un inno alla parola scritta, al valore della testimonianza, alla frantumazione di una cultura che preferisce il silenzio di fronte alle difficoltà del vivere.

È una luce purificatrice che abbraccia il lettore offrendogli occasione di ripensarsi.