“Feel good” Thomas Gunzig Marcos Y Marcos

“Tornava come un lugubre mantra: quando serviva qualcosa per la scuola erano “al limite”, quando bisognava pagare un dentista erano “al limite”, quando arrivava la bolletta dell’acqua o della luce erano “al limite”, quando bisognava vestirsi erano “al limite”.

Fino a diciannove anni, quando cominciò a lavorare, ad Alice non mancò niente, non ebbe mai fame o freddo, non ci fu mai miseria, lei non fu mai una bisognosa, ma fu sempre “al limite”.

A quarantacinque anni la precarietà continua ad essere una costante e Alice con coraggio, determinazione e un pizzico di inventiva prova a cambiare l’orientamento del destino.

Conosce “l’aritmetica dei poveri”, la mortificazione del sussidio dei poveri, la rabbia nel dover negare al figlio quel benessere che lei non ha mai conosciuto.

“Accettando tutti i lavori che le proponevano, essendo ultraflessibile, non storcendo il naso né davanti ad orari ballerini né davanti a orari notturni, né davanti all’ingratitudine dei compiti, nè davanti ai malumori dei diversi responsabili di posti diversi, né davanti all’assurditá di certe attività, riuscì a limitare, in una certa misura, la perdita del salario.”

“Feel good”, pubblicato da Marcos Y Marcos, è una brillante commedia del nostro tempo.

Con una scrittura discorsiva Thomas Gunzig propone una lettura critica delle disparità sociali.

La narrazione ha slanci ideativi e una verve ironica molto coinvolgente.

Mentre seguiamo le peripezie del personaggio entra in scena una figura chiave.

Tom che fin da ragazzino sogna di diventare scrittore affermato non riesce con i suoi libri a raggiungere il successo.

“Lavorò copiando ciò che aveva letto e che gli era piaciuto.

Lavorò iniettando oscurità e stranezza nelle sue storie perchè, a parer suo, oscurità e stranezza erano le caratteristiche più utili a fare di lui un “autore di culto.”

Impietosa la critica, basse le vendite in un universo editoriale che non fa sconti.

Quando per una strana e divertente coincidenza Alice e Tom si incontrano nasce l’idea geniale: scrivere un testo nel quale il lettore medio si può identificare, dandogli la certezza che le sue idee sono vincenti.

La critica alla narrativa usa e getta è feroce e argomentata.

Mi auguro che il romanzo apra un dibattito sulla qualità della parola scritta, sui casi editoriali che sono scritti a tavolino con l’obiettivo di vendere.

L’analisi spietata dell’autore pone tanti interrogativi sul ruolo della letteratura, sul legame tra realtà e finzione, sull’uso sconsiderato dei social nella promozione delle novità editoriali e sull’amore che nasce lentamente come un piccolo fiore nel giardino della condivisione.

 

 

 

Angolo Poetico “Tutti gli occhi che ho aperto” Franca Mancinelli Marcos y Marcos

 

 

“In me ora scrivi con inchiostro bianco

in questo nulla portato a compiersi.”

 

 

“Il ritratto di chi

si china come pregando a uno specchio:

la luce è la lingua di un luogo.”

 

 

“Ogni città è una radura

– terra battuta per dormire

polvere e braci spente.”

 

 

 

“Figlia del cuore” Rita Charbonnier Marcos y Marcos

Ayodele è una ragazzina di origini nigeriana, tosta, decisa a non arrendersi alla decisione del Tribunale dei Minori che ha scelto di affidarla a Sara.

La convivenza non è facile ed il racconto della giovane protagonista è divertentissimo.

Troppe regole, un contesto abitativo differente, un affetto inconcepibile per chi non conosce carezze.

“Secondo la superdonna, tutto quello che nella mia vita c’era stato prima che mi trasferissi a casa sua era da buttare, e bisognava ricominciare dal numero zero.”

Un lento, graduale percorso di adattamento fatto di piccoli passi.

“Figlia del cuore” pubblicato da Marcos y Marcos è il vissuto di chi sa di essere diverso,  la rabbia di sottostare alla decisione degli adulti, lo sgomento per un passato doloroso.

È riflessione sulla migrazione, invito a comprendere il senso del viaggio verso la speranza.

È la maternità non solo di chi i figli li costodisce in grembo.

È amore fatto di pazienza e attesa e nella figura di Sara si concentra l’esperienza di tante donne generose.

È l’idea di famiglia: “un cerchio che diventa cuore”.

È il fidarsi e il sostenersi accettando e abbracciando l’universo dell’altro.

Rita Charbonnier riesce a restituire la voce di un’adolescente con le incertezze e le paure, le conquiste giornaliere, gli affetti che si cementano col tempo.

Ha  purezza e immediatezza di linguaggio, scioltezza nella costruzione dei dialoghi.

Compone una trama fitta, intensa che sa concedere risate e pianti.

Racconta con delicatezza della tratta delle africane, del mare in tempesta durante la traversata verso l’Europa.

Parla di razzismo e integrazione con le parole dell’anima.

Non giudica, non forza il percorso interiore dei personaggi.

E quando giunge il tempo di prendere una decisione sulla sorte di Ayodele si apre la voragine di una burocrazia che non conosce sentimenti.

“Secondo la legge italiana, solo le coppie sposate possono adottare bambini.

Le persone singole possono chiedere l’affidamento di un bambino, ma non la sua adozione.”

Una svolta nella trama che terrà il lettore con il fiato sospeso.

Un romanzo che nel trasformare la pietra grezza in diamante educa ad ascoltare e a provare a comprendere.

 

 

 

 

 

“Stupidistan” Stefano Amato Marcos y Marcos

 

“Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono sicuri di sé mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.”

L’esergo di “Stupidistan”, pubblicato da Marcos y Marcos, è un invito a cogliere il sarcasmo di Stefano Amato.

Siracusano appassionato di letteratura costruisce una commedia aspra, tagliente, provocatoria.

Conosce bene i peccati e i buchi neri della sua terra e può permettersi il lusso di narrarli esasperando i contorni.

Una tecnica narrativa interessante, pensata nei minimi dettagli.

Deformando la realtà, dilatando e dissacrando, compie un atto coraggioso.

Si libera dal sentimentalismo, dai panorami idilliaci, dai profumi e dai colori.

Quando Patty Carnemolla, dopo una serie di incredibili peripezie, arriva sull’isola osserva e registra sbigottita.

La terra natia è un non luogo dove ogni regola di convivenza civile è stata cancellata.

Sono state abolite le scuole, si è tornati ad un linguaggio primordiale.

Nei volti della gente è stampata la maschera tragica dell’abbrutimento in un totale livellamento.

Un unico modello sguaiato, indisciplinato e indifferente.

Strade invase da cumuli di immondizia, gioco d’azzardo come unico passatempo, case abusive che deturpano il concetto di bellezza.

C’è ancora una speranza?

Si può tornare a vivere nella legalità?

È questo l’urlo soffocato dello scrittore, una rabbia travestita da ironia.

Leggendo ci si accorge che bisogna cogliere la metafora che pervade il romanzo.

Stupidistan è dovunque, è il morbo che contagia e infetta.

È l’abbandono della ragione, il trionfo dell’animalità.

Potrà una ragazzina fare il miracolo, edificare un nuovo scenario?

Quali strategie e quali compagni di avventura?

“È che non sappiamo mai di cosa siamo capaci di fare fino a quando non lo facciamo.”

Una scrittura molto modulata e tracce sparse di un bagaglio culturale che si rifà alla visione pirandelliana dell’esistenza.

 

 

 

 

“La tua bellezza” Sahar Mustafah Marcos y Marcos

Chi è quell’uomo che entra armato in un liceo islamico di Chicago ed uccide decine di ragazze? Come nasce il suo odio?

Quanto la tragedia dell’11 settembre ha travolto le certezze creando voragini di risentimento.

“La tua bellezza”, pubblicato da Marcos y Marcos, è storia straziante di solitudini.

Ricerca di identità, disperato bisogno di amore.

È il cambiamento della giovane Afaf, figlia di emigrati palestinesi.

La vediamo incerta in una famiglia disarmonica, rifiutata dai compagni perchè diversa.

Tormentata dalla scomparsa della sorella, dall’instabilità della madre.

Sarà la scoperta di Dio ad aprire uno spiraglio di luce, a spazzare i fantasmi del passato.

È finalmente il tempo dell’amore, la gioia di dirigere una scuola, il desiderio di regalare alle allieve un futuro ricco di opportunità.

Quando riecheggiano gli spari sa che è giunto il momento di scegliere e di  assumersi le  proprie responsabilità e capire le radici di tanta ferocia.

Sahar Mustafah ha una scrittura fulminea, capace di gestire insieme tempi ed esistenze.

Ha cura nel cogliere in ogni personaggio le conflittualità, le lacerazioni e di cercarne le cause.

Offre una rilettura della Storia contemporanea attraverso lo sguardo pietoso di chi non giudica ma ascolta.

Si ferma, rallenta quando gli eventi si infuocano, ritorna a narrare con la pacata consapevolezza che per tutti esiste una seconda possibilità.

Nel parlare di emarginazione unisce insieme bianchi e neri, uomini e donne.

Il romanzo è una tempesta emotiva, un viaggio tra culture, una luce che squarcia l’indifferenza.

Da leggere lasciando che le parole siano capaci di ferire e guarire.

 

 

 

“Eva e le sue sorelle” Tieta Madia Marcos y Marcos

 

“Sono incinta: il significato non coincideva con ciò che provavo.

Era quasi un’ossessione, una sfida contro il mio corpo, era mettere un punto da qualche parte.”

Una madre con troppi fidamzati e la testa in aria.

Un padre precisino che scegliendo una nuova compagna tradisce la paternità.

“Oltre all’incertezza sul futuro, mi angosciava rimanere sola con me stessa: uscivo tutte le sere stordendomi di birra doppio malto, in un affanno costante per evitare la solitudine.”

La protagonista di “Eva e le sue sorelle”, pubblicato da Marcos y Marcos, cerca di costruire una famiglia normale e le disavventure amorose, le delusioni, la noia vengono a galla.

Una scrittura divertente affollata da episodi che tratteggiano una ragazza  insicura che prova a travestirsi da adulta.

“Chi sono io? Mi domandavo di tanto in tanto, e la risposta era: e chissene importa”.

Sembra la normale storia di una donna del nostro tempo, sballottata da una relazione all’altra, in bilico tra una esistenza borghese e la fanciullezza che bussa alla porta.

Ma c’è un dolore sordo, la negazione della maternità.

Gli aborti vissuti cercando di staccare il corpo dalla mente, provando ad accettare quello che viene considerato un fallimento.

Le lacrime imprigionate come uccelli notturni che svolazzano solo nel sogno.

Il desiderio che si fa struggente ma implode incapace di prendere forma.

“Volevo un figlio per essere qualcosa di più, credo, perché io continuavo a sentirmi il nulla.”

Tieta Madia libera quel peso che molte donne non riescono ad allontanare.

La sua è una confessione, un monologo che si apre ai lettori con spontaneità.

È la sconfitta e la speranza, il senso di perdita e la frantumazione di una parte di sé.

È la luce che arriva inaspettata come il dono di una fata buona.

È tempo “di vivere a contatto con il nucleo centrale della Terra.”

 

 

Intervista a Tommaso Soldini, autore di “L’inguaribile” Marcos y Marcos

@CasaLettori dialoga con Tommaso Soldini, autore di “L’inguaribile” Marcos y Marcos

 

Come definirebbe con 3 aggettivi Michele?

“Michele è ingenuo, lucido, ossessivo.”

 

 

Siamo tutti inguaribili?

“Ognuno di noi è alla ricerca delle proprie passioni e della propria felicità; spinti da questi impulsi siamo più o meno capaci di combattere inguaribilmente. Ognuno lo fa a partire dalla propria storia e con i mezzi che ha.”

 

 

Giorgia e Gemma, due opposti?

“Non lo so, davvero. Penso che possano essere amate entrambe, che ci sia del bello in entrambe. Michele, però, non ha dubbi: Gemma lo muove, lo sorprende, lo turba, lo affascina.”

 

 

Cosa l’ha spinta ad introdurre nel romanzo la figura del “coniglio bianco”?

“Il “coniglio bianco” è una specie di Virgilio sfuggente, che porta Michele ad attraversare altre forme di realtà, ricompare anche nel film “Matrix”, tatuato sulla spalla di una ragazza che Neo, il protagonista, seguirà per incontrare Trinity e il suo destino di liberatore dell’umanità. Infine è anche il personaggio più libero del film “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, innamoratissimo di Jessica. Mi è sembrato doveroso che Miché avesse almeno una specie di guida da seguire, che nel romanzo si chiama Ratter e che, in modi non proprio ordinari e classici, lo aiuta a non perdere il contatto con sé stesso.”

 

 

“Ci siamo trasformati, seduti, sfilacciati” Non siamo più capaci di riconoscere il cambiamento dell’altro?

“Penso che i miei personaggi lottino con le proiezioni che tendono a formarsi dell’altro. Amarsi, forse, è riuscire ad andare oltre, è tenere vivo il ricordo del bello che ci è successo, ma anche capire che c’è molto altro bello che può venire, fuori dalla Petite Princesse, nella vita che si vive da coscienti. Gemma e Michele ci provano e, forse, ce la faranno.”

 

 

Quanto il mondo virtuale ha influenzato la sua scrittura?

“Sono uno che legge il giornale mentre fa colazione (quindi su schermo), paga le fatture da casa, risponde alle email, recupera film o trasmissioni televisive sul computer. Il mondo virtuale ha trasformato anche la mia vita, in modo profondo, persino troppo. Ho però scelto di non frequentare le reti sociali, non perché abbia un giudizio negativo ma perché, come forse direbbe DFW, rischiano di tenerti attaccato allo schermo fino a farti vivere una vita alternativa-alienante. Questo tema mi interroga, credo sia interessante e, tutto sommato, un modo concreto per rinnovare la domanda sulla relazione tra mondo onirico e realtà (Si pensi a “Doppio sogno” di Arthur Schnitzler)”

 

 

La trasgressione come necessità di riscoprirsi?

“C’è un filosofo inglese che dice che ogni società ha bisogno di trasgressione, anche solo per rinnovare la fiducia dei cittadini nelle leggi che hanno scelto. Come a dire che il senso delle cose, se non lo sentiamo più, rischia di sfuggirci, di diventare abitudine e di stemperarsi nello scontato. Trasgredire una regola può essere un buon modo per capire se quel valore ci abita ancora, non è però detto che sia il solo modo.”

 

 

Tornerà Miché?

“Lo sa che, proprio in questi giorni, per la prima volta, me lo sono chiesto anch’io? Lei che cosa ne pensa?”

“L’inguaribile” Tommaso Soldini Marcos y Marcos

“Amarsi a lungo è la cosa più difficile”.

Perché finisce un amore? Cosa scatena l’allontanamento della tua donna?

Come sopravvivere da single dopo aver perduto il giaciglio protettivo di una famiglia?

Se lo chiede Michè, protagonista di “L’inguaribile”, pubblicato da “Marcos y Marcos.

Perde Gemma e non ne conosce il motivo, non ha voluto capire o semplicemente ha rimandato il momento di osservare a distanza cosa sia diventata la loro storia.

Per le figlie diventa colui che non ha più diritti.

Continua svogliatamente ad occuparsi di cronaca giudiziaria sempre più disorientato.

Una commedia divertente che sa disegnare i tratti della fragilità maschile, spesso oscurata da una falsa sicurezza.

Nelle movenze del personaggio, nell’aggrovigliarsi dei pensieri, nei dirottamenti della trama sta la maestria di Tommaso Soldini.

Costruisce uno scenario credibile, scandisce i capitoli con le date quasi a voler sottolineare la relazione tra consapevolezza e tempo.

È questa la spinta innovativa del narrare, la ricerca del perché.

Percorso tortuoso che porterà il nostro uomo a sbarazzarsi di infiniti tabù.

Geniale la storia parallela di un’altra coppia che pur nelle diversità mostrano le stesse sfaldature, le medesime finzioni.

Attraverso l’osservazione delle esistenze altrui ripercorre al contrario il labirinto in cui si è nascosto.

E le donne come vengono rappresentate in questo teatrino contemporaneo?

Forse si sono stancate di ritrovarsi sempre in perenne attesa.

Penelope finalmente assume una simbologia alternativa e si mostra in tutta la sua fierezza di donna.

Un finale che fortunatamente apre diverse prospettive e forse propone di liberare il desiderio.

 

"L'arte di esitare - Dodici discorsi sulla traduzione"

“L’Arte di esitare Dodici discorsi sulla traduzione” Marcos y Marcos

"L'arte di esitare - Dodici discorsi sulla traduzione"

“Marcos y Marcos”, pubblicando “L’Arte di esitare”, ci regala preziose gemme di riflessione.

La raccolta dei discorsi dei vincitori del “Premio di traduzione letteraria”, ripercorrono la passione e l’entusiasmo di 12 famosissimi traduttori.

“Sino ad almeno cinquant’anni fa la traduzione è rimasta un’attività servile, accessoria, di secondo livello.”

Nell’introduzione Ernesto Ferrero introduce il viaggio che faremo.

Un itinerario commovente perché nasce dalle testimonianze dirette di coloro che ci hanno permesso di visitare il mondo grazie alla letteratura.

Uomini e donne che “sentono ancora la responsabilità della parola, la parola da restituire alla sua pienezza originaria, alla sua pregnanza perduta, a una ritrovata forza espressiva”.

Spesso il lettore sottovaluta la preziosa ricerca, il silenzioso lavoro di cesello, il paziente incastro di fonemi, il virtuosismo e la delicatezza di chi entra nel testo in punta di piedi.

Nel testo curato da Stefano Arduini e Ilide Carmignani finalmente ci si confronta con quel meraviglioso universo che mescola voci e culture ed esperienze.

Ascoltare Yasmina Melaouah, che con eleganza e stile ineguagliabile, ha interpretato le opere di Camus, è una forte emozione.

“Il piacere maggiore è la fatica del percorso, la tensione della ricerca. Ci sentiamo come piccoli paladini che sfiorano il disordine, la dispersione, il caos del mondo.”

Imparare la lentezza per poter guardare il mondo, cogliere negli anfratti di una lingua altra affinità e discordanze, suoni simili e diversi, colori accesi e sfocati.

“Accogliere lo straniero nella nostra dimora.”

In questa frase è racchiusa l’essenza di una grande verità: solo la Cultura senza confini, senza ipocrisie salverà il mondo.

Renata Colorni sottolinea la necessità di farsi voce dell’autore, “inventare una musica nuova nella nostra lingua.”

Con lei incontriamo Thomas Bernhard, scopriamo la novità rivoluzionaria del pensiero di Freud.

Grazie a Franca Cavagnoli ragioniamo sul senso di perdita che è comune anche a noi lettori.

Entrare in una storia, sentirne ogni vibrazione e poi essere costretti a ritornare alla quotidianità.

Pino Cacucci, Daniel Pennac, Adriana Bottini, Anna Ravani, Delfina Vezzoli, Susanna Basso, Claudia Zonghetti: scelte ed esperienze, ricordi ed aneddoti.

Un libro che insegna a ritrovare “la matrice comune, ovvero la grammatica del pensiero umano.”

 

 

“Il silenzio dei gondolieri” William Goldman Marcos Y Marcos

“Il Canal Grande è la strada più meravigliosa del mondo.

In effetti non è proprio una strada ma piuttosto un corso d’acqua che si snoda attraverso il cuore della città. Una specie di S rovesciata”

 

“Il silenzio dei gondolieri”, pubblicato da “Marcos y Marcos”, è un inno alla bellezza di una città magica.

È l’armonia di palazzi storici, il luccichio delle gondole nelle notti deserte.

È un canto d’amore per gli abitanti che nel loro orgoglioso sentire, tramadano cultura e storia.

È l’abbagliante meraviglia di mescolare leggende a fatti realmente avvenuti.

È la leggerezza di una ricerca accurata di fonti per ricostruire il passato attraverso figure “normali”.

La vita di Luigi e il suo testardo desiderio di cantare mentre conduce i turisti nella “grande distesa d’acqua”, circondata da palazzi gotici, bizantini, romanici, barocchi, è una splendida metafora.

Raccontata come fosse una favola incanta chi legge, lo circonda di un calore insolito, fatto di vibrazioni del cuore, di desideri inarrestabili, di piccoli aneddoti divertenti.

William Woldman nel romanzo tradotto brillantemente da Dimitri Galli Rohl, trasferisce nel testo le arti scenografiche.

Costruisce scenari, inserisce disgrassioni, ama i suoi personaggi, li illumina sapendone cogliere il carattere.

Descrive luoghi con la passione di chi sa osservare ogni dettaglio e nel trasferirlo nella carta lo rende reale.

“Passare tutta la propria vita da adulti facendo lo scrittore insegna la virtù della pazienza.”

Un lavoro accurato dove la magia del mare in tempesta si accompagna al languore di sere illuminate dalla luna.

Ad arricchire il testo schizzi in bianco e nero che nella purezza dei tratti si fanno seconda voce.

Un libro perfetto per chi nel viaggio cerca itinerari insoliti, per chi vuole essere coccolato da una scrittura ricca di suggestioni, per chi nella letteratura vuole trovare una morale, un filo conduttore che lo aiuti a diventare migliore.