“Madri madri mancate quasi madri” Maria Giuseppina Muzzarelli Editori Laterza

 

 

“All’origine di questo libro non c’è una tesi, ma una serie di domande e dubbi.

Pensiamo ad alcuni modi attuali di concepire la maternità.

Sono davvero così inediti? Madri surrogate, famiglie allargate e madri alle prese con i sensi di colpa quando non intendono rinunciare alla carriera: sono questioni solo dell’oggi?

La contemporaneità, poi, ci mette di fronte anche ad altri aspetti della relazione, tali da farci dubitare di sapere cosa sia alla fine una madre.

 

Dubbi, appunto.”

La premessa di Maria Giuseppina Muzzarelli in “Madri madri mancate quasi madri” inquadra uno dei tanti sviluppi di un saggio completo che può essere letto come un romanzo.

La capacità della scrittrice di raccontare le vite e il pensiero delle sue protagoniste delinea un periodo storico nelle sue criticità.

Offre uno spaccato esaustivo del Medioevo dal punto di vista politico e umano.

“Mi riprometto di ricostruire, grazie alle informazioni di cui disponiamo, le vicende di alcune donne ora poco conosciute, ora note, in qualche caso addirittura illustri.”

La maternità è il perno dell’opera senza trascurare il ruolo essenziale delle figure femminili all’interno della società.

Uno sguardo che finalmente si allarga e smette di relegare le donne a semplici fattrici.

“Le nostre protagoniste sono Dhuoda, donna del IX secolo, di ambiente elevato e di riconosciute capacità, vissuta nell’area della Linguadoca;

la grancontessa Matilde di Canossa, personaggio di spicco nel panorama europeo dell’XI secolo;

Caterina da Siena, terziaria domenicana che scelse di sposare Cristo ed era chiamata mamma dalla brigata che la seguiva fedelmente;

Margherita Bandini, moglie del noto mercante pratese Francesco Datini al quale non riuscì a dare l’agognato erede;

Christine de Pizan, vissuta a cavallo fra il Tre e il Quattrocento, prima intellettuale di professione ma anche madre di due figli che dovette sistemare da sola, senza l’aiuto del marito, morto a dieci anni dal matrimonio;

infine la vedova d’esule Alessandra Macinghi Strozzi, che in pieno Quattrocento fece ai figli tanto da madre come da padre.”

Storie intriganti arricchite da uno stile fluido mettono in luce la carica vitale di queste eroine senza tempo.

Il sacrificio di Dhuoda che fu costretta a rinunciare a due dei suoi figli è cartina al tornasole di fermezza.

La sconfitta di Matilde che accettò di non procreare, la generosità di Margherita Bandini che adottò la figlia del marito, la forza di Christine de Pizan che seppe promuovere e difendere la cultura del suo sesso, l’orgoglio di Alessandra Macigni Strozzi nel preservare l’onore del casato: gemme di un femminile che ancora oggi ha tanto da insegnare.

Mi piace pensare che Caterina da Siena, grande madre italiana, sia guida per le nuove generazioni.

Seppe essere “umilmente potente, dolcemente imperiosa.”

Con gratitudine vorrei abbracciare l’autrice che mi ha regalato una visione aperta della femminilità.