“Che ci faccio qui?” Maria Teresa Carbone Italo Svevo Editore

 

“In che modo possiamo usare la parola scritta senza tenere conto delle immagini che premono dentro e fuori?”

Una domanda che ci poniamo in tanti quando postiamo una foto sui social.

La accompagniamo con un verso, un pensiero, una citazione.

Spesso non cerchiamo una connesione immediata tra le due forme artistiche proprio perchè  il messaggio deve essere interpretato liberamente.

Milioni di fotogrammi circolano nel web e “Che ci faccio qui?”, pubblicato da Italo Svevo Editore, invita a riflettere.

C’è stato un cambiamento di prospettiva nel raccontare l’oggi?

Quanto uno scatto può sublimare la realtà?

O viceversa può renderla nella sua purezza?

Il testo, curato da Maria Teresa Carbone, intervista “persone che si muovono in diversi ambiti – narrativa, poesia, saggistica, traduzione – e i cui libri puntano in modi differenti a forzare i limiti del genere.”

Un’antologia originale, una polifonia di voci che si confrontano su cinque nuclei di domande.

L’autrice sceglie Instagram come modulo di ricerca ma credo che il progetto sia applicabile alle altre piattaforme.

Chi come Emmanuelle Carbè ripete le stesse foto nel tentativo di stabilire un ordine tra se stessa e il mondo, per Tommaso Di Dio è “spazio di attenzione emotiva”, per Carmen Gallo sono “uno strumento di memoria, notazioni diaristiche ma discontinue.”

È interessante il fatto che ogni autore o autrice parte dalla sua esperienza creativa personale, esce fuori un quadro culturale molto articolato.

“Le parole definiscono, sono assertive anche quando non vogliono esserlo, traducono l’apparenza sensibile in un medium che ha una forma diversa e che agisce come un filtro.”

Profonda la riflessione di Guido Mazzoni che indaga su esistenza e inesistenza.

Empatica la relazione con la poesia per Laura Pugno: “tenere in mente il suo impatto fisico sui corpi e sul mondo.”

Alessandra Sarchi svela come può essere applicata la mnemotecnica, Emanuele Trevi usa il profilo come un diario.

Questi solo alcuni frammenti nei numerosi e intriganti interventi.

Accompagnano il saggio foto bellissime,  poetiche, simboliche, stranianti, vere.

Abbiamo perso “la sovranità delle immagini?”

A voi il piacere di rispondere.