“Jack” Marilynne Robinson Einaudi Editore

 

Se si pensa che con “Jack”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Eva kampmann, Marilynne Robinson voglia chiudere un cerchio si è fortemente in errore.

Pur facendo parte di una saga il romanzo ha autonomia nella struttura e nel messaggio.

Abbiamo già conosciuto il protagonista ma in questa prova letteraria viene messa a nudo la sua vera anima.

Un uomo che non sa assolversi, consapevole della sua colpa.

Quella di non riuscire ad incanalare la propria vita secondo gli schemi della normalità.

Ma cosa è la normalità?

Il primo quesito arriva diretto nello stile di una scrittrice che da peso al senso delle parole.

Si può parlare di fallimento solo perché si vive di espedienti cercando di occupare meno spazio possibile?

Sarà l’incontro con una donna nera, Della Miles, insegnante rispettabile, chiusa nelle sue convinzioni, a scatenare un dialogo intenso, carico di pathos.

Perfetta la scenografia: un cimitero di notte e una pace che sembra surreale.

Il confronto è serrato e mette in luce le competenze letterarie dell’autrice.

È nella figura dell’Amleto che si concentra la dialettica e nelle riflessioni che i due personaggi si scambiano si percepisce il bisogno di capire la differenza tra essere e non essere.

“Se fossimo le uniche persone rimaste dopo la fine del mondo…”

È questa la sensazione che si prova leggendo, l’atmosfera è straniante, pervasa da un profondo senso di allontamento dal reale.

Riuscire ad ammettere la propria vulnerabilità con tanto candore lascia stupefatti e ci si commuove di fronte ad anime tanto desiderose di congiungersi.

Un congiungimento intellettuale dove i gesti non sono indispensabili.

Non è solo il colore della pelle ad essere elemento discriminatorio.

Ci sono filosofie differenti che devono conciliare il bianco e il nero, creare un varco di comunicazione.

La forza del romanzo sta in questa ricerca che è per tutti unica strada da seguire.

Difficile il cammino, tanti gli ostacoli da superare se si ha la forza di superare steccati ideologici.

Sullo sfondo la famiglia che anche in questo splendido testo viene rivisitata.

Tanti gli elementi di rottura rispetto ad una letteratura di costume.

Marilynne Robinson sa essere moderna e rivoluzionaria non solo nel finale.

In ogni pagina ci sono tracce di un salto in avanti, quel salto che si chiama progresso.

La colpa e la grazia si uniscono e vince il Principe della Luce.

Mi piace pensare di aver avuto di fortuna di aver letto un libro eterno e di questo sono grata a Marilynne e all’editore.