“Io sono amore” Marina Cvetaeva Clichy Edizioni

 

“In ogni persona e in ogni sentimento, sto stretta, che sia la stanza di una stamberga o di un castello.

Io non riesco a vivere e ogni giorno vivo fuori di me.

È un male incurabile che si chiama anima.”

La poesia di Marina Cvetaeva trasmette quella libertà che segnò ogni attimo della sua esistenza.

È fuoco che arde, “febbrile, delirante sete di vivere”.

È verità che non conosce il silenzio degli oppressi, ribellione alla situazione politica della sua madre Russia, ricerca di una fede che solo nella scrittura diventa spiritualità.

Percorrere le tappe del suo cammino terreno significa avere conferma della grandezza di una poetessa che visse sempre da esclusa.

Troppo diversa, troppo libertaria per adeguarsi al pensiero unico, ha trasferito nei versi la profonda frattura “dal proprio tempo e dalla società in cui vive.”

Pubblicando “Io sono amore, “Edizioni Clichy” regala una rivisitazione culturale che partendo dalla biografia, scandisce il contrasto tra  solitudine e passione.

Ma soprattutto restituisce la tensione narrativa, la capacità di tessere fonemi che, non rispettando nessuna regola, creano una voce unica nel panorama intellettuale.

“Al tuo mondo dissennato una sola risposta: il rifiuto!”, la sua condanna all’invasione della Cecoslovacchia”.

Una rivoluzionaria anche nel privato, pronta a trovare nel desiderio carnale una simbiosi di mente e anima.

L’incontro con Pasternak, la logorante relazione con Rilke, la leggerezza di affidarsi alle sue tante amanti: siamo con lei, riascoltiamo la sua voce e restiamo rapiti come bambini assetati di conoscenza, quella conoscenza che passa attraverso la sofferenza, le precarie condizioni economiche e quel perenne stato di esiliata.

“Mondo, cerca di capire! Il poeta, nel sonno, scopre la legge delle stelle e la formula del fiore”.

Nella certezza che il suo grido di consapevolezza non resti inascoltato, possiamo solo essere sedotti insieme a lei non dalla forma ma dall’essenza.

“Il poeta e il tempo” Marina Cvetaeva Adelphi Edizioni

“Il poeta e il tempo”, pubblicato da Adelphi Editore, va letto con attenzione e rispetto.

È il Manifesto della Poesia che ha il potere di sconfiggere la temporalità.

È una lezione di critica letteraria pura, non avvizzita da giudizi avventati, dall’incapacità di entrare nel testo.

“Scrivere un pezzo sul tutto? Ahimè! E li vedi i loro pezzetti: schegge, brandelli…”

È il motivo che si fa parola, misterioso arcano che congiunge suono e verbo.

È comunione con il lettore in una relazione intima “con – creativa.”

Rileggere Majakovskij, ritrovare l’anima tormentata, sentire la mancanza di un “irresistibile combattente.”

Pasternak, “sognatore e chiaroveggente”, Gogol’, fiamma di una passione che non trova requie.

Finalmente si può riflettere sull’essenza dell’etica, sulla sacralità dell’arte e sul suo opposto.

“Cosa possiamo dire su Dio? Nulla.

Cosa possiamo dire a Dio? Tutto.”

Ogni saggio mostra il bianco e il nero del ragionamento, è logorio, ricerca, sperimentazione.

È verità, quella “verità invincibile, inafferrabile”.

Traccia di luce o di buio, scomposizione di ogni certezza linguistica.

Comprendere, accettare, esprimere, forse è questo il percorso per arrivare al verso.

“La lirica pura non ha progetti. Non si può costringere se stessi a fare un sogno – e che sia proprio quel sogno, a provare un sentimento – e che sia proprio quel sentimento. La lirica pura è la pura condizione del sentire-soffrire, e negli intervalli («finché Apollo non esige il poeta come vittima sacrificale»), durante la bassa marea dell’ispirazione, uno stato di sconfinata povertà. L’acqua del mare si è allontanata portando via con sé tutto e non tornerà fino alla sua ora. Un terribile, costante restare sospesi in aria – sulla parola della sleale ispirazione. E se una volta o l’altra ti lascia cadere?”

Il visibile sfuma grazie all’autrice e ci si sente “emigrati dall’immortalità del tempo”, nel luogo dell’Imponderabile, liberi di metterci in ascolto ed entrare nell’estasi assoluta.

Agenda Letteraria 10 gennaio 2020

“Mosca mi rigetta

Con il continuo cambiare luogo perdo gradatamente il senso della realtà: di me resta sempre meno.

Mi basterebbe poco per essere felice.

Un tavolo mio

La salute dei miei familiari.

Qualsiasi tempo metereologico.”

“Io sono l’amore” Marina Cvetaeva Edizioni Clichy