“Il poeta e il tempo” Marina Cvetaeva Adelphi Edizioni

“Il poeta e il tempo”, pubblicato da Adelphi Editore, va letto con attenzione e rispetto.

È il Manifesto della Poesia che ha il potere di sconfiggere la temporalità.

È una lezione di critica letteraria pura, non avvizzita da giudizi avventati, dall’incapacità di entrare nel testo.

“Scrivere un pezzo sul tutto? Ahimè! E li vedi i loro pezzetti: schegge, brandelli…”

È il motivo che si fa parola, misterioso arcano che congiunge suono e verbo.

È comunione con il lettore in una relazione intima “con – creativa.”

Rileggere Majakovskij, ritrovare l’anima tormentata, sentire la mancanza di un “irresistibile combattente.”

Pasternak, “sognatore e chiaroveggente”, Gogol’, fiamma di una passione che non trova requie.

Finalmente si può riflettere sull’essenza dell’etica, sulla sacralità dell’arte e sul suo opposto.

“Cosa possiamo dire su Dio? Nulla.

Cosa possiamo dire a Dio? Tutto.”

Ogni saggio mostra il bianco e il nero del ragionamento, è logorio, ricerca, sperimentazione.

È verità, quella “verità invincibile, inafferrabile”.

Traccia di luce o di buio, scomposizione di ogni certezza linguistica.

Comprendere, accettare, esprimere, forse è questo il percorso per arrivare al verso.

“La lirica pura non ha progetti. Non si può costringere se stessi a fare un sogno – e che sia proprio quel sogno, a provare un sentimento – e che sia proprio quel sentimento. La lirica pura è la pura condizione del sentire-soffrire, e negli intervalli («finché Apollo non esige il poeta come vittima sacrificale»), durante la bassa marea dell’ispirazione, uno stato di sconfinata povertà. L’acqua del mare si è allontanata portando via con sé tutto e non tornerà fino alla sua ora. Un terribile, costante restare sospesi in aria – sulla parola della sleale ispirazione. E se una volta o l’altra ti lascia cadere?”

Il visibile sfuma grazie all’autrice e ci si sente “emigrati dall’immortalità del tempo”, nel luogo dell’Imponderabile, liberi di metterci in ascolto ed entrare nell’estasi assoluta.

Agenda Letteraria 10 gennaio 2020

“Mosca mi rigetta

Con il continuo cambiare luogo perdo gradatamente il senso della realtà: di me resta sempre meno.

Mi basterebbe poco per essere felice.

Un tavolo mio

La salute dei miei familiari.

Qualsiasi tempo metereologico.”

“Io sono l’amore” Marina Cvetaeva Edizioni Clichy