“Madri” Marisa Fasanella Castelvecchi Editore

 

“Ti sussurro una storia, gli sussurra all’orecchio, e poi un’altra e un’altra ancora…”

Il respiro affaticato del mare mentre Lena racconta.

Ad ascoltarla un vecchio pescatore, simbolo della rarefazione del tempo.

Uomo di poche parole, abituato alla solitudine, anima aggrappata ai ricordi.

“Madri”, pubblicato da Castelvecchi Editore, è di una bellezza sconvolgente.

Poesia che nelle frasi brevi entra nei luoghi inaccessibili della mente.

Regala frammenti di vite spezzate, testimonianze di torti subiti, dolori che diventano ossessioni.

Donne e madri, vittime di una società che non perdona la follia.

Le incontriamo e sentiamo a pelle un’empatia che non è compassione.

È desiderio di stringerle forte e forse provare a dare un briciolo d’amore.

Figure alle quali è stato negato il diritto di sognare.

Violate, offese, giudicate, rinchiuse.

“In quel luogo di donne tristi e di stanze tutte uguali, solo il cielo si affaccia dalle finestre ingabbiate e non c’è notte e non c’è giorno e non c’è silenzio.”

I manicomi e le braccia legate, il corpo frugato, la mente sbriciolata.

Poco importa se hanno cambiato nome, resta il tanfo pesante della segregazione.

Magda, Piera, Laura, Almira, nomi che escono dall’anonimato e diventano persone.

Ognuna ha un oggetto che custodisce come un talismano.

Fa parte di quella memoria che nessuno potrà cancellare.

Marisa Fasanellla spezza le catene, entra con coraggio nelle viscere profonde e devastanti di quella che tutti definiscono follia.

Trova parole come fiori di campo per riempire il bisogno d’amore.

Rende giustizia a coloro che sono state ingannate, tradite, ferite.

Recupera i sogni senza tentare di interpretarli.

Sarebbe un ulteriore stupro.

La sua scrittura è incisiva e non invadente.

Ha accenti lirici e suggestioni giornalistiche.

“Il mare che ho attraversato era il più grande di tutti i mari, la notte guardavo le stelle, ma erano troppo grandi per piantarci i sogni.

La notte, i venti soffiavano e il mare diventava tempesta.”

E quelle acque attraversate da Aziza, la prostituta bambina, riusciranno a placarsi?

Il viaggio sembra concluso ma non si cala il sipario.

Si continua ad ascoltare la musica che arriva da lontano e forse finalmente porterà pace.