“Mariti e mogli” Ivy Compton Burnett Fazi Editore

 

“L’unione di tragedia e commedia è superiore alla sola tragedia.

E dietro il comico si cela spesso il tragico.”

Ivi Compton Burnett ha il pregio di saper manipolare gli aspetti tragici dell’esistenza riuscendo a trarne riflessi ironici.

Mettere a nudo con spietata ferocia il suo tempo è arte che distingue la scrittrice.

Una donna che ha sempre sfidato le regole rigide della società anglosassone con una scrittura che ha come obiettivo lo svelamento.

Sembra che le sue opere abbiano attinto tanto da eventi autobiografici e se così fosse certamente ha fatto un dono a sé stessa prima che ai suoi lettori.

Si è liberata di fantasmi affettivi ed è riuscita a sorriderne anche se amaramente.

Arriva finalmente in Italia “Mariti e mogli” grazie a Fazi Editore.

Una nota di merito per la traduttrice Maniela Francescon che è riuscita brillantemente a restituirci un testo godibile e molto fluido.

Nonostante siano tanti i personaggi non ci si perde perché l’attenzione principale è incentrata su una famiglia.

Su questa ruotano altre storie e non sempre servono da corollario.

Quello che colpisce è la bravura nel descrivere una comunità che pur nelle diversità sembra coesa.

Ma anche questo è uno strano specchio dove non sempre quello che appare è quello che è.

Si ha la sensazione che protagonista sia Harriet Haslam, madre rigorosa, convinta che il futuro dei figli sia una sua responsabilità.

Sono proprio loro a deluderla scegliendo strade che lei non approva.

A nulla vale la figura accomodante del marito, personaggio che appare fuori dal contesto.

Non riesce a comprendere le ansie e i tormenti della donna ma quel che è più grave è che Harriet é estranea a sè stessa.

Vittima di insonnia cronica si distrugge in un lavorio mentale che non porta da nessuna parte.

Se da un lato disturba questa continua ingerenza nell’esistenza della famiglia è pur vero che sentiamo un moto di pietas.

Fondamentalmente è delusa dal nucleo familiare ed è l’unica a palesare tale disagio.

La trama ha una struttura alternata e permette di addentrarsi nella psiche di tutti.

Ma la posta in gioco è molto alta e più si va avanti nella lettura è più si ha la certezza che è in arrivo un colpo di scena che cambierà prospettiva al romanzo.

Interessante è il distacco della prole e in questa sottolineatura si legge la necessità di evidenziare le differenze generazionali.

Un testo che ancora una volta fa scricchiolare il matrimonio, ne mostra ombre e segreti, si compiace di questa operazione di destrutturazione.

La scrittrice ci provoca e lo fa con intelligenza.

Sta a noi sventare macchinazioni e segreti, veleni e maldicenze.

Mentre i riflettori si spengono quello che conta per tutti è insabbiare la verità.

Da leggere per imparare a diffidare degli agnelli che possono trasformarsi in lupi.