“Una passeggiata nella zøna” Markijan Kamyš Keller Editore

 

“Ebbri della nostra potenza, con una fede cieca in un futuro migliore, costruivamo centrali atomiche in tutta l’Unione Sovietica.

E una delle più potenti era Čornobyl.”

“Una passeggiata nella zøna”, pubblicato da Keller Editore, è il sogno infranto, la follia dell’uomo, la sconfitta del potere.

Il luogo contaminato diventa memoria che cancella il tempo.

Viaggio silenzioso ai confini dell’irrazionale.

Freddo, gelo, posti di blocco: niente ferma il protagonista.

“Una ventina di volte all’anno io faccio il turista clandestino, lo stalker, il pedone, il solitario,  chiamatemi come volete.”

Scavalcare il filo spinato, rischiare l’assideramento, sfidare i soldati per sconfiggere la distuzione.

Case divelte, ferri arruginiti, oggetti della quotidianità sono testimoni di un paese fantasma.

“Eccomi che mi aggiro tra quelle sedie rotte, tra le fredde viscere dei palazzi abbandonati, tra cose che non sono di nessuno”.

Sembra incredibile eppure in questo paesaggio rarefatto si raggiunge la pace.

Un isolamento dai pensieri molesti, l’incontro con la Verità che i media hanno travisato.

“La paura dipende da me.”

Markijan Kamyš scrive un romanzo accorato riuscendo a calibrare la metafora con la realtà.

Costruisce scenari che ricordano le favole nordiche.

Riesce a trasformare la desolazione in bellezza.

Mostra la reazione dei “visitatori” di fronte alla cruda deformazione del paesaggio.

Osserva, scrive, mantenendo lucidità e fermezza.

Sa tratteggiare l’amarezza e la sensazione di straniamento.

Fa i conti con la sopita negazione di esistere e nel rappresentare “il nulla eterno” esplora stati d’animo che solo chi ha conosciuto l’essenza del male può conoscere.

Denuncia lo scempio perpetrato e ricorda che “la radioattività non l’ha eliminata nessuno.”