“Io e Clarissa Dalloway” Francesco Pacifico Marsilio

Se si vuole scrivere di “Io e Clarissa Dalloway”, pubblicato da Marsilio nella Collana “PassaParola”, è necessaria una fase preparatoria.

Abbandonare il computer, affidarsi ad un foglio di carta e con attenzione, come quando si sfiora un oggetto antico di inestimabile valore, tracciare un percorso.

È la tecnica che si segue se si vuole parlare di un libro, certamente, ma in questo incredibile testo la cura deve essere maggiore.

Bisogna immergersi in ogni frase, aggettivo, parola.

Entrare in quella dimensione mistica dove il fuori viene completamente dimenticato.

Niente deve interferire allontanando da quel cerchio magico che Francesco Pacifico ha dedicato ad ognuno di noi.

L’incontro dell’autore con il romanzo di Virginia Woolf è tardivo, “come i secondi matrimoni, quelli felici.”.

Ci viene spiegato lo strano meccanismo che ci spinge ad allontanarci da una lettura.

C’è sempre una motivazione profonda, intima, in parte legata alla fase che stiamo attraversando.

“Woolf non la puoi copiare la mattina sui social.

In lei è tutto intrecciato e inestricabile, ci si perde”.

Due frasi secche, senza fronzoni, definiscono in maniera magistrale la scrittrice.

La “lezione” continua lasciando basiti e affascinati dallo spirito critico e dall’osservazione di causa ed effetto.

Pensavamo di conoscere la nostra amata Virginia, di averne vissuto il dolore, la passione, il rigore letterario e ci troviamo ad ammettere che avevamo semplicemente sfiorato la sua immensa enigmaticità.

“Leggere è come suonare; il libro è lo spartito, se leggi male non ti accorgi di certe melodie, certe terzine”.

Altra riflessione che meriterebbe più di un dibattito pubblico e forse si scoprirebbe la disaffezione per l’oggetto libro.

Ritornare “all’ordine delle parole”, divertirsi a cercare tra le pagine soluzioni ai propri dubbi esistenziali, mettere in discusione il proprio ruolo prima all’interno della narrazione  per poi riprodurre l’esperimento nel nostro vissuto.

“Divoriamo i romanzi come divoriamo le relazioni, saltando sommariamente gli aspetti più importanti  cercando solo i nessi più evidenti”.

Forse con la stessa voracità divoriamo il presente. Cosa resta?

Leggendo questa meravigliosa prova narrativa lo scopriremo.

“Sull’acqua” H.M. van den Brink Marsilio Editore

“L’acqua del fiume era impetrabile come sempre”.

Anton e David vogano sulk’Amstel cercando una sincronia affettiva.

Differenti nel comunicare emozioni riescono ad essere unico corpo, spinto dalla tensione dei muscoli, dalla sperimentazione del proprio limite.

“Le mie membra conoscevano una forma di coscienza”.

Il superamento della paura è la prova estrema, il battesimo con l’acqua.

Resta il timore per la perdita di equilibrio, una stabilità precaria che nasconde un animo confuso.

“Ogni giorno che passa è insostituibile”.

La malinconia si confonde con le luci che invadono il mattino mentre si cerca di sincronizzare la memoria.

“Ho scoperto che devi poter osare di farti del male per poterti avvicinare all’istante in cui gli opposti si riuniscono.”

La gara durante le regate è il consolidamento di un’amicizia che non ha bisogno di parole e nel finale, quando i riflettori si spengono, restano i segni di un tempo che si è sgretolato.

H. M. van den Brink crea un artificio letterario che permette al lettore di sentirsi parte del paesaggio.

Ed è il vento, l’increspatura di un’onda, il ritmo della vogata, le nubi che si rincorrono a insegnarci che dall’effimero bisogna cogliere “la felicità”, una parola che rischia di svanire se non esercitiamo la mente a preservare i ricordi.

Agenda Letteraria del 28 aprile 2020

 

“Secondo Fitzgerald il vero sintomo di un’intelligenza autentica consiste nell’abilità di mantenere due idee opposte in mente allo stesso tempo senza impazzire.

Ho a lungo pensato che diventare adulti significasse scegliere, parteggiare, uscire dalla contraddizione che informa ogni adolescenza.

Ora non più, ora sono in America.”

“Una serie ininterrotta di gesti riusciti” Alessandro Giammei Marsilio Editore

 

Agenda Letteraria del 27 aprile 2020

 

“Leggere è come suonare; il libro è lo spartito, se leggi male non ti accorgi di certe melodie, certe terzine.

Bisogna sempre reimparare a leggere, a concentrare gli occhi sulle frasi.

Oggi, senza dirlo direttamente, si pensa che gli scrittori debbano fare tutto e i lettori niente: «Un libro che scorre molto bene» ho sentito dire mille volte, di libri sia importanti che banali.

“Io e Clarissa Dalloway”  Francesco Pacifico Marsilio Editore

 

“Breve storia del mio silenzio” Giuseppe Lupo Marsilio Editore

“Scrivere è come spostarsi sugli atlanti”

Giuseppe Lupo scava nella memoria, penetra nella storia d’Italia trasformandola in un magico intreccio di eventi e di cambiamenti.

“Breve storia del mio silenzio”, pubblcata da Marsilio, ha il sapore di un tempo passato, il colore acceso di una riflessione sulla parola.

Preziosa, necessaria, tempio sacro di un comunicare che è nutrimento, scambio, ricerca.

Narrato in prima persona il romanzo è un album di foto da sfogliare con rispetto perchè protagonista è l’Uomo.

Colui che pensa, impara, supera tempeste, si impaurisce, si interroga.

Lo scrittore da un’esperienza infantile sviluppa una trama che ci coinvolge tutti.

Un trauma che lo porterà al mutismo diventa il pretesto per indagare sul potere del silenzio, sulla difficoltà a superare l’abisso dove “le parole erano appese al filo che ci penzolava sopra.

“Parlare era come salire su una funivia agganciata a questo filo: ci si lascia andare nel vuoto e via con le lettere, una dietro l’altra.”

I genitori, entrambi insegnanti, sono icone di dedizione e passione.

“Fare scuola, per entrambi, era un modo per sostenere le impalcature del mondo”

Rappresentano quella fase storica in cui il libro entrava nelle case, era conoscenza, sapere.

“I libri li accarezzavo, osservavo le copertine, sfioravo i nomi degli autori e immaginavo dove vivessero, cosa facessero in quel momento, mentre io ero lì, ad ammirarli”

Un sentimento che il vero lettore prova, quella misteriosa alchimia che rende l’oggetto soggetto del desiderio.

Il boom economico, il divario tra Nord e Sud, il dibattito culturale, gli oggetti e i simboli degli anni 60 sfilano con quella grazia di chi ha cura del ricordo.

La Lucania, terra dimenticata, devastata dal terremoto, pronta a ricominciare, a mostrare che è tempo di raccontare.

E Milano con la sua bellezza velata di malinconia, luogo di un’infanzia ritrovata, esperienza di libertà.

Gli incontri che segnano il destino: Pavese, Pasolini, Biagi, Faulkner.

Voci e nomi ed emozioni che diventano nostri in un volticoso gioco di inversione di ruoli.

La scrittura ha il tono lieve di un canto arcaico, la carica vitale della speranza.

“I libri hanno bisogno di acqua per navigare”

Insieme all’autore “aspettiamo. E nell’attesa …transita la vita.”

Agenda Letteraria 1 gennaio 2020

“Bella, radiosa, in seno al mare aperto

ti leverai, spargendo nel vasto Universo

l’amore grande in un grande sorriso!

Il Mondo vibrerà come un’immensa lira

nel fremito leggero d’un immenso bacio.”

Arthur Rimbaud

 

tratto da “Opere” Marsilio Editore

Buon Anno da @CasaLettori