“Il francese” Massimo Carlotto Libri Mondadori

 

Leggendo “Il francese”, pubblicato da Mondadori, ci si chiede come riesca Massimo Carlotto a creare personaggi dalle mille sfumature.

Quello che attrae di questa figura tracciata con la solita e indiscussa arte è il fascino del peccatore consapevole di esserlo.

Capace di mostrare una doppia coscienza: quella del gestore di una maison e l’altra, altrettanto interessante, del benefattore di donne indifese e disperate.

Lui crede fermamente nel suo ruolo e questa sincerità emotiva è uno dei tanti punti di forza del romanzo.

Chi conosce e apprezza lo scrittore sa che il noir costruito ad arte è solo uno dei tasselli di una trama che ha come compito lo studio sociologico del presente.

Il nordest diventa una mappa interattiva dove ognuno rivedrà un quadro ben più generale che coinvolge l’intera penisola.

Da un lato la prostituzione che ha assunto dimensioni e dinamiche differenti proprio perchè a cedere il proprio corpo sono donne deluse.

Ne conosceremo tante e osservandole impareremo un alfabeto nuovo: quello dell’insoddisfazione e della solitudine esistenziale.

La scomparsa di una di loro è preludio di una struttura narrativa che si affida alla deduzione.

Quando il nostro protagonista viene intrappolato come presunto colpevole comprende che deve agire.

Ed ecco la virata geniale.

Un signor nessuno può diventare investigatore solo se sa affinare la tecnica dell’osservazione e dell’ascolto.

A dirigere le indagini il commissario Franca Ardizzone, intransigente e pura.

Scopriremo parecchi tratti di una caratterialità combattiva ma fortemente emotiva ed empatica nei confronti di coloro che lei ritiene vittime di un sistema perverso.

C’è qualcosa che sfugge e che appare a tratti nel finale.

È questa la magia che sa creare lo scrittore.

Non ci sono stereotipi ma esseri umani con zone d’ombra e spiragli di luce.

Interessante l’evoluzione della malavita e le sue connessioni internazionali a ricordarci che la globalizzazione ci ha regalato questa ulteriore piaga.

Non ci sono frasi ad effetto ma stoccate che lasciano senza fiato permettendo di riflettere sul valore di verità, menzogna, libertà e schiavitù.

Esiste un percorso di redenzione?

Questa domanda sa intersecarsi nelle pagine come una voce di fondo e la risposta tocca a noi.

La scrittura curata in ogni dettaglio invita a rileggere alcuni passaggi e a orientarsi in un mondo fosco dove tra bene e male la distanza è minima.

Certamente perfetto per una elaborazione televisiva nella certezza che libri come questo aiutano a capire e a capirsi.

Complimenti Massimo, sei il migliore.

 

 

 

 

“E verrà un altro inverno” Massimo Carlotto Rizzoli Editore

 

“Noi non dobbiamo subire la vita”

Le maschere si disintegrano e la realtà appare lasciandoci spaesati.

“E verrà un altro inverno”, pubblicato da Rizzoli è una bomba ad orologeria pronta a deflagrare.

Perfetta la struttura narrativa costruita ad arte da Massimo Carlotto.

Un incastro di eventi che inaspettati travolgono il lettore, lo trascinano negli abissi dell’animo umano.

La provincia, immaginata come luogo sicuro, perde la verginità e si mostra come landa desolata.

Spazzati via i sentimenti positivi resta una patina scura che aleggia come simbolo tragico del nostro tempo.

Un tempo logorato e feroce, illividito dalle pulsioni ad essere ciò che non si è.

Il matrimonio di Bruno e Federica è pretesto per approfondire le discrepanze e le distanze che sta vivendo la coppia contemporanea.

Ci si riflette in quell’affettività perversa e negli specchi frantumati si coglie l’urlo di uno scrittore che alla letteratura ha regalato la coerenza di un costante impegno sociale.

Gli snodi psicologici non si fermano ad una analisi sommaria ma penetrano il tessuto connettivo di una sottocultura che si è nutrita di falsi valori.

“Intrighi, ricatti, omicidi” inseriti in un testo che sa armonizzare i colpi di scena.

La parola è lineare, senza esitazioni linguistiche.

Il pathos è equidistante dall’inizio al finale e certamente l’autore ha utilizzato questa tecnica costante per darci la possibilità di valutare gli eventi.

“La verità è, che alla fine, qui in valle, siamo sempre noi maggiorenti, le famiglie con il nome a caratteri cubitali sui tetti delle aziende, a trovare le soluzioni giuste per superare i momenti difficili.

Voi siete solo capaci di approfittare, di chiedere e di lamentarvi.”

Palese lo scontro tra classi sociali e nella caratterizzazione dei tanti personaggi questa disarmonia diventa sempre più evidente.

Ci sono innocenti o tutti hanno segreti inconfessabili?

Un romanzo che indaga sulla colpa e sulla povertà ideativa, spalancando le porte di menzogne, sotterfugi e viltà.

Vittime e colpevoli in una danza senza vincitori o forse…

Lo scoprirete e non abbiate fretta.

Godetevi la commedia amara di un Mestro che con ogni opera lascia un segno indelebile nel cuore dei suoi lettori.

“Variazioni sul noir” Massimo Carlotto CentoAutori

25 anni anni di scrittura celebrati con l’antologia “Variazioni sul noir”, pubblicata da CentoAutori.

Un regalo ai fedeli lettori di Massimo Carlotto perché ogni pagina rivela la profondità culturale e intellettuale del Maestro.

Si sfoglia un album di foto e in ognuna si trovano non solo storie ma emozioni.

Lo scrittore non punta solo alle trame, sempre articolate e costruire come geniali puzzle, ma scruta l’animo umano.

Il bianco e il nero si delineano con chiarezza insieme ai colori intermedi.

La capacità di entrare nella testa dei personaggi, nel seguire le turbolenze, i ragionamenti, le spinte emotive trasformano il testo in un viaggio introspettivo perfetto.

Si seguono più  linee e nell’ inversione dalla rotta prevista si sente un brivido.

Si sa che può succedere di tutto, che ogni traccia iniziale è solo un pretesto per raccontare la realtà.

“Cuori rossi” è la sconfitta di un sogno e in ogni riga ci si chiede cosa è rimasto di un periodo storico che è stato volutamente dimenticato.

Il racconto ha quelle risposte che per anni ci hanno tormentato.

“L’odio lo culli come un bimbo.

E come un bimbo cresce.

Ogni giorno di più.”

Le frasi sono essenziali, scritte sulla roccia di un linguaggio fluido e compatto.

La vendetta ha il volto corrugato dal tempo, come un lento acccumulo di veleno.

La gelosia contiene il germe della rabbia.

È una scheggia impazzita, il senso devastante del proprio limite.

Il senso di colpa può essere ingombrante o volare via.

È questa la spettacolare bravura di Carlotto.

Sa che ognuno di noi ha modalità comportamenti differenti e si diverte a metterle in luce con la padronanza di chi ha a lungo osservato, ascoltato, inventato.

 

Agenda Letteraria del 29 marzo 2020

 

 

“Ricardo Piglia è stato lo scrittore latinoamericano che più di tutti si è occupato di elaborare una teoria sul romanzo poliziesco e sulla figura dell’investigatore.

Ha lasciato una grande eredità sia a livello di saggi che di romanzi, molti dei quali in Italia meritano una diffusione ancor maggiore.

Un vero e proprio patrimonio che il lettore, come sosteneva Piglia, deve vivere come un’esperienza condivisa, che allarga gli orizzonti, coinvolge l’esistenza.”

Prefazione di Massimo Carlotto a Ricardo Piglia “I casi del commissario Croce” SUR

Intervista a Massimo Carlotto, autore di “La signora del martedì” Edizioni e/o

@CasaLettori dialoga con Massimo Carlotto, autore di “La signora del martedì” pubblicato da edizioni e/o

 

Quale è stata l’ispirazione che l’ha portata a scrivere “La signora del martedì”?

“In realtà questo romanzo è frutto di un lungo periodo di riflessioni, volevo scrivere di tanti temi diversi, stratificarli in una storia che mi permettesse di evadere felicemente dai canoni del genere, ma l’ispirazione è arrivata casualmente mentre ero in fila a un ufficio postale dove ho incontrato uno dei personaggi: Il signor Alfredo. Indossava abiti maschili ma ricordavo di averla vista vestita da donna…”

 

Rispetto ai precedenti libri si percepisce un cambiamento radicale, il bisogno di scuotere la struttura del poliziesco?

“Il poliziesco e il noir hanno sempre raccontato la società, usando il crimine come lente di ingrandimento per osservare la realtà. L’Italia che abbiamo raccontato finora è cambiata e dobbiamo stare al passo, esplorando nuovi territori narrativi e sperimentando necessari meticciati con altre forme del romanzo. Un momento esaltante dal punto di vista creativo.”

 

Che ruolo ha la casualità nella traccia narrativa?

“Fondamentale. Il caso (e le sue ambiguità) modificano la realtà dei protagonisti nello stesso modo in cui interviene nelle vite di tutti noi. All’improvviso e senza annunciarsi. Per troppo tempo il genere ha imposto una rimozione del caso in nome di un’architettura della trama solida e priva di equivoci, ma il caso è una variabile fin troppo evidente. Forse continuiamo a non rassegnarci alla sua esistenza.”

 

La scelta di tre figure marginali: quanto è difficile oggi proporre una realtà non edulcorata?

“Credo che sia compito della letteratura frugare la società alla ricerca di tutti quei personaggi che possano rappresentare ciò che non conosciamo o non vogliamo vedere, ascoltare. Si tratta di introdurre nel romanzo quella complessità che sfugge sempre di più alla banalizzazione dei contenuti, che assedia la possibilità di costruire uno sguardo critico sull’esistente. I tre protagonisti della vicenda sono marginali ma i loro corpi sono stati “usati” socialmente. Io racconto il loro “dopo”.

 

Si ha la sensazione che i personaggi, pur muovendosi in contesti ostili, mantengano una forte dignità. Una lettura che sovverte una visione del mondo in bianco e nero?

“Sovvertire l’immaginario sconfitto che ci domina proponendone un altro dove la dignità sia l’elemento fondante delle esistenze delle persone. Sappiamo tutti quanto sia difficile vivere in questa società, quanto sia individualmente faticoso. Basta poco per finire fuori campo, perdersi ai margini. Riproporre riscatto e dignità mi sembrava la strada giusta da percorrere insieme ai miei protagonisti.”

 

Quanto c’è dell’uomo Carlotto nel testo?

“Il vissuto emerge sempre nella scrittura. A un certo punto del romanzo la “signora” lo spiega al suo gigolò…”

 

I protagonisti si svelano lentamente, un invito a non fermarsi alle apparenze?

“E a scoprire la complessità che si cela nelle loro esistenze. Tre personaggi “bollati” da evidenze legate alla professione, al genere e al passato. Le apparenze ingannano: sono la grande trappola in cui rischiamo continuamente di cadere e che ci rende deboli, incapaci di capire.”

 

Il declino fisico come consapevolezza di una nuova fase dell’esistenza?

“Viviamo in una società ossessionata dal corpo, in cui ogni singolo aspetto della “cura” è diventato business. Campiamo sempre più a lungo, grazie anche ai progressi della medicina ma arriviamo alla vecchiaia davvero consapevoli o abbiamo usato il nostro corpo al di là delle reali possibilità? Magari per riuscire a essere competitivo nel lavoro? Alcune delle domande a cui i miei personaggi tentano di dare una risposta.”

 

“La signora del martedì” avrà un seguito?

“Me lo chiedono in tanti. Al momento non ci ho ancora pensato.”

 

Se dovesse usare tre aggettivi per definire la sua prova narrativa, quali userebbe?

“Intensa, ironica e perché no? Nuova. Abbiamo sempre bisogno di novità. Oggi più che mai.”

“La signora del martedì” Massimo Carlotto edizioni e/o

“… e siamo noi a far bella la luna

Con la nostra vita

Coperta di stracci e di sassi di vetro.”

L’esergo di “La signora del martedì”, pubblicato da “edizioni e/o, è prefigurazione dello scenario che sta per aprirsi.

Massimo Carlotto ancora una volta riesce a sbalordire non solo per l’originalità della trama.

Sovverte con maestria i canoni del poliziesco e invertendo la rotta ci invita a riflettere sulla casualità.

Tre personaggi studiati con cura prima di essere proposti al lettore: un attore porno, un travestito e una ex prostituta.

Segnati da una società che li vuole ai margini raccontano l’oggi senza pietismi.

Si percepisce l’indagine psicologica accurata, la scelta del substrato, la tensione emotiva.

Di ognuno abbiamo una prima rivelazione modulata sull’apparire e solo nello svolgimento della narrazione ne conosciamo l’intima natura, i pensieri, le lacerazioni.

Un gioco che solo un Maestro della scrittura sa reggere: tenere in equibrio presente e passato, essere e mostrare.

“La vera tragedia è essere obbligato alla banalità.”

 

È proprio la resistenza ad una esistenza scontata anche a costo di pagare prezzi altissimi che rende vivi i protagonisti.

Si muovono con la leggerezza di chi conta sulle proprie forze, si aggrappano a piccoli sogni mentre il fuori prova a calpestarne i desideri.

E l’amore con tutte le sfumature possibili, il concedersi in un intreccio di sensualità e passione, nella libertà.

E il tempo che passa, inesorabile, straziante vischioso nemico da affrontare a viso aperto.

E i segreti bisbigliati come macigni pronti a schiacciare.

E i colori e i sapori di un distillato che ferma l’istante in un lungo abbandono dei sensi.

E l’amicizia che si fa complicità comprimendo gli spigoli e le asperità.

Un romanzo che al quotidiano stentato dei media regala una lezione, invitando a cercare sempre le ragioni delle scelte.

È vero: “una vita può contenere diverse esistenze se si è capaci di inventarle. E una fiaba è la più bella delle invenzioni.”

Agenda Letteraria 26 gennaio 2020

 

 

“Inventarsi un presente e un futuro era l’unica cosa che non gli metteva ansia.

Lui la vita non l’aveva mai presa sul serio.”

 

“Non voleva lasciare nulla dietro di sè.

Voleva solo attraversare il proprio tempo senza troppi problemi.”

 

“Niente pranzi e cene di famiglia, niente feste comandate, ricorrenze, anniversari.

Si sentiva rassicurato dalla prospettiva di stare in mezzo a sconosciuti, che potevano rivelarsi interessanti ma che non avrebbero lasciato un segno nella sua esistenza.”

 

Massimo Carlotto “La signora del martedì” edizioni e/o