“La trionferà” Massimo Zamboni Einaudi Editore

 

“Casa.

Noi, questa terra, la sua unicità.

Cantarla per costruire non una memoria, ma un’epica della memoria

Magnificarla come nell’antico

E con quel canto creare un fondamento per ciò che sarà”

“La trionferà”, pubblicato da Einaudi Editore, non è solo appassionata ricostruzione della grande Utopia del Novecento.

È lirica della partecipazione alla costruzione di un mondo Nuovo.

Vento della trasformazione che parte dal basso e non è imposta dai vertici politici.

Scuola di formazione del popolo che aderisce ad un ideale.

L’Emilia è cuore che palpita e accoglie la fede socialista partendo da un’analisi rigorosa.

Partecipazione attiva che precede l’idea di Democrazia condivisa.

Massimo Zamboni sceglie Cavriago, piccolo comune, come simbolica rappresentazione.

“Dicono che Cavriago sia stata fondata da un gruppo di legionari di passaggio.

Altri dicono che siano stati gli zingari secoli dopo, gente poco domabile, indipendente, che potrebbe aver agito sul carattere dei discendenti fino a renderli fieramente indocili.”

Primo comune ad aderire alla Repubblica Reggiana, già nel 1887 costituisce il Circolo socialista, nel 1906 apre la Casa del popolo.

Le data sono importanti perchè scandiscono passaggi culturali interessanti, mostrano la maturazione sociologica.

La nascita del Partito comunista segna una svolta e traccia un legame che mi piace definire affettivo con la Russia Rivoluzionaria.

Le violenze subite dai fascisti non smorzano gli entusiasmi e questa resistenza commuove profondamente.

Non ci sono arretramenti ma l’ardore che muove le coscienze di uomini semplici, spesso capaci solo di vergare una firma sghemba.

Tanti gli episodi dettagliati fino ad arrivare agli anni 70, alle rivolte studentesche, agli scontri, ai troppi morti.

Il pathos cresce e ci travolge, rivediamo frammenti delle nostre esistenze, sentiamo che è arrivato il tempo della svolta.

“Su alcuni volti inizio a intravedere indizi di ciò che diventeranno, una volta adulti.

Quel bamboleggiarsi nella propria acidità.

Quell’imperiosità nel comando”

Un saggio che si sviluppa come un romanzo che annoda vite, sentimenti, relazioni.

Il passaggio da un’epoca ad un altra va letto come una provocazione.

Quando e perchè siamo cambiati?

Siamo in estinzione perché ci siamo disinteressati ad una politica che era scritta da altri?

Si coglie una dose di disincanto che nasconde l’amarezza ma non la sconfitta.

Scrivere un testo tanto ricco di tensione storica significa invitarci a riesumare il passato e nel cercarne le falle provare ad immaginare il futuro.

Futuro non come una sterile immagine illusoria ma costruzione quotidiana di quella cattedrale di principi, idee, suggestioni che lasceremo ai nostri figli.

Grazie allo scrittore che insegna un metodo antropologico nell’osservare e studiare anche il presente.