“Mastro Geppetto” Fabio Stassi Sellerio Editore

 

È una grande emozione leggere “Mastro Geppetto”, pubblicato da Sellerio Editore.

La rivisitazione compiuta da Fabio Stassi trasforma la favola amata in un percorso poetico.

Curata ogni parola, ogni verbo e grande attenzione è riservata alla punteggiatura.

Si ha la sensazione di essere immersi in una bolla che allontana ogni distrazione.

Tutto succede secondo un ritmo lento, una scansione che avvicina la parola scritta alla narrazione orale.

“Il suo era un paese di fango.

Se ne stava tutto raccolto sul dorso di un bricco, un pugno di case sghembe e pericolanti, l’una premuta contro l’altra, sul ciglio del dirupo, come chi si allaccia ai piedi del vicino o a quel pò di terra che ha davanti.”

Scorrono le immagini, vivide e reali e sembra di essere davanti ad un Presepe e la nascita del burattino diventa simbolo della congiunzione tra sacro e profano.

Nel vecchio falegname che va a registrare in Comune il suo figlio c’è la tenerezza di chi alla paternità si aggrappa per sopravvivere.

In un paese “senza madonne, e senza resurrezioni”, si può credere ai miracoli?

Quando la forza di volontà può spezzare il legame pericoloso con la Signora Morte?

Mentre il respiro dei fiumi placa la stanchezza ci si può abbandonare ai sogni.

Durano il tempo di un sospiro, la ricerca del burattino continua.

È tempo della trasformazione della materia.

Partecipiamo al grande teatro di un artista che inverte i ruoli, regala al padre un pò di celebrità, ricorda che in un mondo ostile si possono inseguire i desideri.

Chimere?

La letteratura si nutre e si sviluppa proprio attraverso la lente di una creatività che sa spaziare tra essere e non essere.

Che sa sublimare un pezzo di legno o farlo scomparire per poi riapparire con altre vesti.

È la magia che lo scrittore ci permette di vivere: “la favola di Geppetto, l’unico orfano”, ma forse no.

A lui somigliamo tutti, pronti a stringere tra le braccia anche solo un’idea, sperando che accenda la fiaccola della speranza.

E come diceva Giorgio Manganelli:

“Nessun libro finisce

I libri non sono lunghi

Sono larghi.”